Pestato a 16 anni davanti a Jambo Denunciati i quattro aggressori

9 Luglio 2024

Pescaresi, figli di professionisti, hanno dai 17 ai 20 anni. La vittima finì in ospedale lo scorso 11 maggio Con una scusa («parli forte») i due minorenni lo presero a pugni mentre gli altri due lo tenevano fermo

PESCARA. Figli di professionisti, minorenni, pescaresi. Sono i presunti responsabili del pestaggio che la sera dello scorso 11 maggio ci fu ai danni di un 16enne davanti al Jambo, sul lungomare. A meno di due mesi dall’episodio che fece finire il ragazzo in ospedale con il volto tumefatto, il naso sanguinante e un trauma cranico per il quale fu tenuto sotto osservazione per un mese, la polizia ha identificato e denunciato i quattro aggressori. E due di loro, quelli che hanno colpito il ragazzino con ripetuti pugni in faccia, mentre i due complici gli tenevano bloccate le braccia, sono appunto minorenni e figli della cosiddetta Pescara bene. E ancora una volta, dopo l’omicidio di Christopher Thomas Luciani, ucciso a 16 anni con 25 coltellate da due coetanei, anche loro figli di famiglie “normali”, la città è costretta a guardare in faccia una realtà che stenta a riconoscere. E che lascia tutti sconfitti. Con l’aggravante che l’allarme lanciato sul Centro in quei giorni dal papà del ragazzo picchiato senza motivo, si è rivelato purtroppo veritiero: «Si sentono talmente impuniti», aveva denunciato a proposito dei giovani violenti in giro tra i locali della movida, «che uno di loro, quello che ha sferrato l’ultimo pugno a mio figlio, dopo aver preso una rincorsa di 3-4 metri, vedendolo cadere ha perfino esultato, sventolando la maglietta in aria in segno di vittoria. Bastava un pugno preso male e mio figlio era morto. Ma se non si ferma questa cosa», ammoniva il genitore, «succederà ancora, e sempre con gli stessi gravissimi rischi».
Da quell’allarme non è passato neanche un mese quando, nella notte tra l’8 e il 9 giugno scorsi, l’asticella della violenza si è alzata ulteriormente con un 17enne accoltellato per futili motivi all’uscita della discoteca del Traghetto (sempre lungomare nord), con gli aggressori in fuga (sui quali stanno indagando i carabinieri) e il ferito operato d’urgenza per quel fendente all’addome. Due settimane dopo, è storia di adesso, l’omicidio di Christopher nel parco Baden Powell di via Raffaello: 25 coltellate inferte da due 17enni pescaresi, uno figlio di un impiegato e di una insegnante-avvocato, l’altro di un carabiniere e di un’architetta. Con loro, altri ragazzi figli di gente normale, di persone perbene. Ragazzini di 15-16 anni che seduti sulla panchina del parco mentre avveniva la mattanza, hanno poi seguito i presunti assassini al mare nonostante il testimone oculare prima, e i responsabili dopo, gli avessero detto cos’era successo: «È stato ammazzato».
E così la denuncia dei quattro aggressori del Jambo che contro l’inerme sedicenne non hanno usato un coltello ma le mani, acquista comunque un peso rilevante nel quadro che la storia di Christopher ha svelato a tutta Italia.
A dare la misura della violenza che incombe tra i ragazzi che affollano la riviera davanti ai locali della movida, è il racconto di quell’aggressione di maggio davanti al Jambo. Lo riferì il padre della vittima: «Mio figlio era in fila al Jambo, in attesa di entrare nel locale della riviera. I suoi amici erano già dentro e lui, a distanza, gli ha chiesto quanto ci mancava per entrare. A quel punto, uno vicino gli ha detto di abbassare la voce. Mio figlio gli ha risposto “guarda che sto parlando con un mio amico”. E da lì il finimondo. In due lo hanno bloccato da dietro, per le braccia, mentre altri due lo colpivano con i pugni in volto e senza che nessuno intervenisse. L’unica cosa positiva è che dopo l’ultimo pugno, quando mio figlio è crollato, grazie a tutta quella gente non è caduto a terra e non ha sbattuto la testa, sennò chissà come finiva». Ecco. Chissà come finiva. Ora i quattro, grazie alle indagini della polizia, sono stati identificati e denunciati per lesioni aggravate. Oltre ai due 17enni di Pescara e Montesilvano, ci sono un pescarese 19enne e un 20enne della provincia, tutti accomunati dalla passione per le arti marziali miste, Mma. Ma adesso la palestra frequentata dai due picchiatori minorenni gli ha negato l’accesso.