Pettinari: «Darò voce a chi non ha votato»

13 Marzo 2024

Il candidato sindaco civico: tanti cittadini non si sentono rappresentati, né da una parte né dall’altra

PESCARA. «Ha vinto il partito del non voto. Va analizzato da questo punto di vista il risultato delle elezioni regionali di domenica scorsa, quando è mancata una terza alternativa possibile, rappresentata dal progetto civico che porterò alle comunali del 9 giugno». Così l’ormai ex vice presidente del consiglio regionale Domenico Pettinari, eletto con quasi diecimila preferenze nel 2019, e ora pronto a correre per le amministrative, a Pescara, da candidato sindaco civico. Gli oltre 600mila astensionisti, secondo Pettinari, pesano inevitabilmente sull’esito finale, che conferma, per altri 5 anni, il presidente Marco Marsilio di Fratelli d’Italia. «Il partito del non voto ha chiaramente espresso la propria opinione, evitando di scegliere tra i due schieramenti proposti che evidentemente non intercettano i loro bisogni», precisa Pettinari. «Se ci fosse stata una fotocopia di ciò che io sto facendo per le comunali, probabilmente sarebbe andata in modo diverso. Molte persone sono stanche, non si sentono rappresentate né da una parte né dall’altra. Ed è proprio in questo contesto che la coalizione civica, equidistante dal centrodestra e dal centrosinistra, può essere la soluzione vincente alle prossime amministrative». E aggiunge: «La strada narra la verità. Ho cominciato la campagna elettorale già da un anno, incontrando tantissime persone. Molte sono deluse e non vogliono votare più. A far cambiare loro idea, secondo quanto mi hanno riferito diversi cittadini, è proprio l’alternativa civica da me proposta».
Tornando a parlare dei risultati raggiunti dai singoli partiti alle regionali, da ex pentastellato, Pettinari commenta il calo delle preferenze registrato dal M5S: «La morte di un partito rivoluzionario avviene quando questo partito abbraccia idee e progetti dei propri avversari», dice. «L’Amministrazione Masci ha fallito», aggiunge riferendosi all’esclusione dal consiglio regionale di assessori e consiglieri comunali di maggioranza. E a chi ora siederà sui banchi della minoranza in consiglio regionale suggerisce di fare un’opposizione intransigente. Dopotutto Pettinari ha appena concluso la sua esperienza decennale al palazzo dell’Emiciclo. Gesti forti, come le manette in aula e il cappello della guardia di finanza, sono strumenti di lotta politica che hanno oltrepassato anche i confini regionali. «Io credo molto nel ruolo dell’opposizione, ma non si può ricorrere solo alla filosofia. Bisogna saper essere duri, altrimenti il messaggio da lanciare non viene percepito. Sono onorato di aver dato tutto in consiglio, correndo anche dei pericoli. Ho rischiato la vita, sono stato aggredito, tanto che la prefettura e il ministero dell’Interno hanno provveduto ad affiancarmi un servizio di tutela personale. Dieci anni», conclude Pettinari, «che non dimenticherò mai».