Più di 8mila persone controllate E le denunce sono oltre 500

Dal 10 marzo le forze dell’ordine hanno ispezionato anche 3.500 attività commerciali, due sospensioni E ieri il comitato per la sicurezza ha deciso di incrementare i blocchi per impedire arrivi dall’area vestina
PESCARA. L’avanzata del coronavirus non si arresta ma anche i controlli continuano incessanti, a Pescara e in provincia, per far rispettare i divieti nazionali e locali e per impedire il più possibile occasioni di contagio. In base ai dati ufficiali della Regione, altre tre persone hanno perso la vita nel Pescarese, tutti uomini, mentre sul fronte dell’assistenza sanitaria fornita dalla Asl anche ieri ci sono stati tanti accessi di persone con insufficienze respiratorie. Le persone intubate sono 30, anche giovani, con meno di 40 anni e tra i 40 e 50 anni, e per fare spazio ad altri malati sono stati disposti i trasferimenti in ospedali diversi o le dimissioni, in modo da gestire al meglio l’emergenza.
Fuori dagli ospedali, lungo le strade silenziose e deserte della città e della provincia, forze dell’ordine e polizie locali continuano il lavoro di prevenzione del coronavirus, fermando chi circola per accertare i motivi degli spostamenti. Dal 10 marzo fino a due giorni fa sono state controllate in tutta la provincia 8.005 persone (i dati sono della Prefettura) e ne sono state denunciate 543, per il mancato rispetto dei decreti della presidenza del consiglio, a cui si aggiungono 3.415 attività commerciali (con sei denunce e due attività sospese).
Solo ieri la polizia municipale di Pescara, coordinata da Danilo Palestini, ha eseguito 151 controlli e denunciato sei persone. Il che vuol dire, fa notare il sindaco Carlo Masci, che la percentuale di trasgressori è stata pari al 4% e che «i pescaresi sono rispettosi e hanno capito che non si può più scherzare», anche se c'è ancora qualcuno che prova ad aggirare le regole.
Un caso su tutti è rappresentato da un uomo che due giorni fa è stato rincorso dalla polizia municipale mentre correva sulla spiaggia. «Si è giustificato dicendo di essere vicino a casa, e quindi di poter fare attività sportiva, ma non era propriamente così», dice il sindaco sottolineando che i controlli proseguiranno.
Ieri, tra l’altro, nel corso della riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblico è «stato deciso di incrementare i controlli nella zona vestina, per impedire che i residenti di quell'area raggiungano Pescara senza motivo», dice sempre il sindaco, che nei giorni scorsi aveva chiesto alla Regione (e, per conoscenza, al prefetto Gerardina Basilicata) di estendere la zona rossa anche ad alcuni centri vestini.
Alla luce del divieto di cambiare comune imposto dal Governo, una scelta del genere non sarà più necessaria, ma l’attenzione sarà ancora più alta in quella zona. In città «l’ordinanza che limita al massimo gli spostamenti ha funzionato benissimo, anche se sembrava un provvedimento al limite, rispetto a quelli che sono i poteri del Comune», osserva Masci, «si vedevano persone che facevano sport e passeggiate, visto che il decreto Conte dava la possibilità di farlo. E molti, evidentemente, non avevano capito che c’era il rischio concreto di contagio. Ora il numero delle persone in strada si è ridotto, anche se con l’ultimo decreto sono state riaperte delle attività che inizialmente erano chiuse, e quindi si muove più gente per lavoro, mentre l’ideale sarebbe stato restringere le occasioni di uscire e spostarsi», conclude Masci, «questa fase non è semplice, per Pescara, ma tutti questi sacrifici serviranno per ripartire: ciò che voglio è vedere una città viva, effervescente e dinamica. Questo è solo un momento».
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