Più merito se si vuole innovazione

24 Dicembre 2016

Perché “La meglio gioventù” abruzzese sceglie di andare all’estero

E inducono a qualche amara riflessione. In particolare c'è un passo che mi ha particolarmente colpito, quando si afferma che «bisogna lasciarsi alle spalle un'Italia vuota di futuro, come oggi dovrebbero essere tutte le luci natalizie … Così ci hanno tolto la virtù della speranza». Credo che questa citazione richiami con forza il problema più importante che oggi affligge l'Italia e soprattutto la nostra regione, ossia il problema del lavoro.

È bene fare chiarezza su questo punto perché diverse sono le voci che di volta in volta esprimono posizioni difformi, tanto da generare non poca confusione tra le famiglie e i lettori. In questi giorni l'Istat ha diffuso i dati relativi al terzo trimestre del 2016. Sommandoli agli altri due trimestri il quadro che emerge è che nel corso dei primi 9 mesi di quest'anno l'occupazione abruzzese ha avuto una crescita del 2,1% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

È la sintesi di una timida ripresa che sembra affiorare nella nostra regione, confortata dall'aumento del Pil e trainata dall'andamento favorevole della grande impresa industriale. Un risultato dunque piuttosto interessante, da consolidare con le iniziative, come il masterplan, che la regione intende intraprendere.

Ma andando a indagare nello specifico del mercato del lavoro il quadro rappresentato sembra mitigarsi. E ciò per almeno quattro motivi.

Il primo motivo consiste nella distanza che ancora ci separa con il periodo pre-crisi: 27 mila posti di lavoro in meno, pari al 5,2% contro l'1,6% della media italiana. In secondo luogo l'estrema flessibilità dei livelli occupazionali. I nuovi rapporti di lavoro attivati a tempo indeterminato sono diminuiti del 24% nell'ultimo biennio a differenza dell'Italia dove la diminuzione è solo del 6,5%, mentre i voucher, che rappresentano l'iperframmentazione del mercato, sono cresciuti del 145% in Abruzzo e del 127,9% in Italia.

La terza questione coinvolge il tasso di disoccupazione giovanile, più che raddoppiato rispetto al 2008, raggiungendo il 48%. Infine, non va trascurato il tasso di emigrazione dei giovani laureati (circa il 30%) che abbandonano la regione con un andamento da primato, anche se il confronto avviene con le regioni del Mezzogiorno.

Come si può notare c'è più di un motivo di preoccupazione sul fronte del lavoro. All'interno del sistema economico, l'Abruzzo, è vero, gode di non pochi punti di forza, ma anche di numerose criticità e nella fase attuale, purtroppo, gli elementi critici prevalgono sugli aspetti positivi.

La più importante debolezza è che non riescono a emergere comportamenti sistemici volti a sanare il deficit di innovazione, capaci cioè di coinvolgere i principali attori del sistema abruzzese, dalle imprese all'università sino alla classe politica.

L'innovazione non sembra avere caratteristiche diffuse, non si estende sull'intero tessuto economico, ma appare confinata su poche grandi espressioni imprenditoriali e su nicchie di medie imprese.

Ma non ci potranno essere adeguati stimoli al fenomeno innovativo se il merito non viene collocato al primo posto quale criterio fondamentale per l'inserimento nel mercato del lavoro.

Il merito è indispensabile per creare qualità, innovazione e sviluppo e per impedire che “la meglio gioventù” lasci l'Abruzzo.

Si corre il rischio di assistere passivamente non solo alla partenza dei giovani più preparati ma anche e soprattutto all'impoverimento progressivo della regione sul piano del dinamismo e della produttività. La carenza meritocratica ha come unico effetto di condurre a un allontanamento dell'Abruzzo da quelle realtà che investono in risorse umane e nei giovani talenti. In un'economia che vuole essere competitiva non ci può essere più spazio per criteri basati sul principio di appartenenza, di contiguità politica o offuscati “dalla rete di conoscenze”.

Giuseppe Mauro

Docente di economia politica all’Università d’Annunzio

di Pescara

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