Più morti e reinfezioni di Covid e primi in Italia per l’influenza

26 Gennaio 2023

Le anticipazioni del report di domani: 9 vittime e ben 805 guariti che si sono riammalati 

PESCARA. Il Covid rialza la testa. I dati che pubblichiamo sono l’anticipazione del report settimanale previsto per domani e svelano un’improvvisa inversione della curva dei morti che torna a salire. Così come cresce in maniera consistente il numero dei guariti che si riammalano. Dei nuovi casi due su tre sono reinfezioni. I dati si riferiscono ai giorni 21,22, 23 e 24 gennaio. Ma l’Abruzzo è stretto in una morsa virale dal momento che l’ultimo report di Influnet, che monitora per il ministero della Salute gli sviluppi dell’epidemia di influenza in Italia, ci piazza nettamente al primo posto con le altre regioni distaccate.
IL COVID RISALE. Il confronto tra i dati intermedi di mercoledì 18 gennaio e ieri vede i morti salire da un più 3 a più 9, e di età compresa tra i 75 e i 98 anni. L’aumento dei nuovi casi registrato il 18 era di 1.107, contro i 1.259 di ieri. La differenza quindi non è eclatante ma la diventa analizzando la quota delle nuove reinfezioni passata da più 367 a più 805, diventando dominante sul totale dei contagi. Al contrario i ricoveri totali scendono di molto, da 187 a 133. Nello specifico i pazienti assistiti in medicina sono passati da 182 a 129, quelli in intensiva da 5 a 4. IN VETTA PER L’INFLUENZA. «L’incidenza delle sindromi simil-influenzali in Italia è ancora in calo e pari a 9,6 casi per mille assistiti (10,6 nella settimana precedente). L’incidenza è in diminuzione in tutte le fasce di età. Risultano comunque più colpiti i bambini al di sotto dei cinque anni in cui è pari a 20,7 casi per mille assistiti (25,1 nella settimana precedente). Solo nella regione Abruzzo l’incidenza si colloca ancora nella fascia di massima intensità». Così si legge nel rapporto Influnet. E così mostra la mappa dell’Italia che pubblichiamo in cui l’Abruzzo è l’unica regione colorata di rosso.
Premettiamo che le soglie della stagione in corso per l’Italia sono: 3,16 casi per mille assistiti (livello basale), 9,37 (intensità bassa), 14,37 (intensità media), 17,36 (intensità alta), oltre 17,36 (intensità molto alta). E che la media nazionale calcolata da Influnet, si diceva, è di 9,6. Ecco quindi i dati dell’Abruzzo: l’incidenza totale è 17,94 per mille; nella fascia da 0 a 4 anni balza a 33,71; dai 5 ai 14 anni è 23,37; dai 15 ai 64 anni 15,37, e tra gli over 65 il 13,31 per mille. In sintesi i malati attuali di influenza sono circa 22mila. Che, in relazione al numero dei residenti, è il dato più alto in Italia.
L‘ANALISI DELL’OMS. L’Abruzzo è in linea con gli sviluppi nazionali e internazionali della pandemia da Covid.
«Il numero di decessi settimanali segnalati per Covid è aumentato». A sottolinearlo è stato il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus. Troppe persone sono in ritardo con i richiami. «I sistemi sanitari fragili», ha aggiunto, «stanno lottando per far fronte al peso del Covid, oltre a prendersi cura dei pazienti con altre malattie, incluso influenza e virus respiratorio sinciziale. La sorveglianza e il sequenziamento genetico sono però diminuiti drasticamente», ha aggiunto, «rendendo difficile rintracciare le varianti note e rilevarne di nuove. Il mio messaggio è chiaro: non sottovalutate questo virus, ci ha sorpreso e continuerà a sorprenderci».
PARRUTI SUI MORTI. «Il problema della mortalità è concentrato sui pazienti fragili o con comorbilità, ovvero due patologie in contemporanea», ha spiegato al Centro Giustino Parruti, primario di Malattie infettive dell’ospedale Spirito Santo di Pescara. «L'uso precoce dei farmaci antivirali sui pazienti a rischio è fondamentale», ha aggiunto, «se si intercetta il virus nelle prime 48-72 ore e si somministra l'antivirale, la malattia viene bloccata».
GRIMALDI SULLE REINFEZIONI. Aumenta il numero dei guariti che si riammalano. Perché?
«Il dato è indicativo del fatto che molte persone si sono vaccinate, ma questo non significa che non possano reinfettarsi nel tempo», ha esordito, rispondendo al Centro, Alessandro Grimaldi, primario di Malattie infettive del San Salvatore dell’Aquila, «i vaccini Rna, di ultima generazione, si sono rivelati molto efficaci nel prevenire forme gravi della malattia, come l'evoluzione verso l'insufficienza respiratoria. Ma lo sono meno nella prevenzione del contagio. Inoltre», ha aggiunto, «si è visto che il tasso anticorpale, nel tempo, diminuisce e questo dipendente anche dal grado di vaccinazione. Coloro che hanno un'immunità ibrida, data dalla sommatoria tra somministrazione del vaccino e contagio da Covid, ottengono infatti una memoria dell'infezione più potente e durevole, mentre con la sola vaccinazione la copertura diminuisce e dà un'immunità limitata».