Piani d’emergenza: «220 Comuni sono fuorilegge»

Un dossier del Movimento 5 Stelle svela i ritardi di decine di città e paesi La denuncia della Marcozzi: «Nell’elenco spiccano Pescara, Chieti e Teramo»
PESCARA. Su 305 Comuni abruzzesi 220 sono fuorilegge. Non hanno presentato alla Regione i piani d’emergenza aggiornati per sei rischi principali: sismico, idrogeologico, valanghe, neve, incendi boschivi e industriale. Tra questi Comuni spiccano tre capoluoghi di provincia: Pescara, Chieti e Teramo. Solo tre centri invece risultano in regola: L'Aquila, Montesilvano e Torricella Peligna. Altri due Comuni, Casalbordino e Torano Nuovo, hanno aggiornato i piani. Ignorando però le nuove linee guida. Mentre 80 Comuni li starebbero aggiornando anche se, fino al 20 settembre scorso, nessuno di questi nuovi piani d’emergenza è arrivato al servizio Emergenze Protezione civile della Regione. Tutti il resto sta violando la legge. Sono dati choc.
GLI IMPUNITI. Il quadro che ne viene fuori è preoccupante. Lo è soprattutto se si considera che non esiste un limite di tempo per rispettare la norma. Né sono previste sanzioni per i sindaci inadempienti.
Eppure la legge dice che il Comune deve provvedere alla verifica e all'aggiornamento periodico del proprio piano di emergenza, trasmettendone copia alla Regione. E le catastrofi d'Abruzzo, da Rigopiano ai terremoti, del resto, non attendono i ritardi, i colpevoli ritardi, di centinaia di sindaci trasgressori. I dati emergono da una indagine del Movimento 5 Stelle della Regione che, sul tema, ha messo a punto un dettagliato dossier che documenta impietosamente tutti i ritardi.
CARTA PARLA. «Grazie a un accesso agli atti abbiamo scoperto che solo quei tre Comuni risultano avere il piano aggiornato, coerente con le disposizioni di legge nazionali e con le nuove linee guida approvate dalla Regione nel 2015 e trasmesso alla Protezione civile regionale», afferma Sara Marcozzi, consigliere regionale M5S. «E’ una fotografia disarmante. Siamo di fronte ad amministratori poco attenti alla prevenzione e alla programmazione», accusa l’esponente pentastellata, «e a carenze non più giustificabili, vista la fragilità sismica con cui il nostro territorio deve misurarsi ed i tragici fatti di Rigopiano».
PERSI TRA LE LEGGI. Il Piano d’emergenza comunale è «lo strumento volto alla previsione e alla prevenzione dei rischi, al soccorso delle popolazioni sinistrate e ad ogni altra attività necessaria e indifferibile, diretta al contrasto e al superamento dell'emergenza e alla mitigazione del rischio». Così recita la legge. Ma i Comuni abruzzesi, centinaia di Comuni, ed i sindaci, massima autorità locale di protezione civile, si sono persi tra le carte, le mappe del rischio e le norme.
PIANI VECCHI E NOVITA'. Tutto parte dalla legge 100 del 2012, che ha chiamato le Regioni e i Comuni a partecipare all'organizzazione delle attività di Protezione civile. Regione e Comuni, infatti, debbono provvedere alla predisposizione e attuazione dei programmi di previsione e prevenzione. Quindi all'attivazione degli uffici, delle strutture e dei mezzi necessari per le attività di protezione civile. «Nonché», dice la nuova norma, «le azioni che concorrono a garantire la tempestiva informazione della popolazione».
MESSA IN SICUREZZA. Il tutto ha un fine ben preciso, quello di tutelare l'integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l'ambiente dalle catastrofi o dal pericolo di danni per terremoto, valanghe, dissesto idrogeologico, inondazioni e altre calamità.
I SEI RISCHI. Arriviamo così all’ultimo sostanziale aggiornamento. Quello che i Comuni non rispettano. Si tratta della delibera di giunta regionale numero 19 del 2015 che ha definito le nuove "Linee Guida per la pianificazione comunale e intercomunale di emergenza". A queste nuove linee devono attenersi i Comuni nella redazione dei piani. Quelli vecchi, antecedenti al 2015, quindi non bastano più.
La novità introdotta due anni fa prevede che il Piano venga strutturato per prevenire e gestire l'emergenza in sei diverse sezioni di intervento: rischio idraulico/idrogeologico; rischio incendi boschivi; rischio sismico (sezione aggiornata nel 2012); rischio industriale; (sezione introdotta dalle nuove linee guida del 2015); rischio neve/ghiaccio (introdotto dal 2015) e rischio valanghe (anch’esso introdotto nel 2015).
ECCO GLI OBBLIGHI. Per ognuno di questi rischi i Comuni devono predisporre schede, attraverso l'utilizzo di procedure standardizzate, che descrivano puntualmente le caratteristiche del territorio (torrenti, fiumi, boschi, aree franose, zone di allagamento, strade, edifici strategici, ecc.). Quindi deve censire risorse umane, mezzi e materiale disponibile, come le turbine nel caso del rischio neve. Inoltre è prevista la raccolta dati relativa alle persone e alle famiglie coinvolte in un determinato rischio, e soprattutto l'elenco delle persone con fragilità da soccorrere e le relative modalità di intervento.
Immaginiamo, in questo caso, un dializzato da salvare: ciascun Comune deve sapere dove abita già prima che avvenga una nevicata epocale. Altra grande novità è il cosiddetto C.L.E., che sta per Condizioni Limite per l'Emergenza di un insediamento urbano al verificarsi di un evento sismico (vedi l’altro articolo a sinistra).
DOVE RIFUGIARSI. E ancora, i Comuni debbono avere un quadro reale degli uffici ed i contatti telefonici da chiamare durante le emergenze, i livelli di gestione delle allerte e le relative modalità di intervento, e soprattutto la localizzazione dei presidi territoriali, l'individuazione cioè delle aree di accoglienza, di attesa e ammassamento, per gli sfollati ed i soccorritori. Ma sono pochissimi i Comuni che hanno programmato minuziosamente le azioni da intraprendere sia in termini di prevenzione che durante la gestione dell'emergenza, per tutelare la vita, i beni e l'ambiente.
STATO DRAMMATICO. «Troppi i Comuni non in regola», sottolinea la Marcozzi, «e la politica resta a guardare. Ma noi del Movimento 5 Stelle non intendiamo attendere l'ennesima tragedia per poi piangerci addosso».
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