Piano sanitario, Popoli ricorre al Tar

POPOLI. La giunta comunale delibera l'affidamento dell' incarico all'avvocato Tommaso Marchese, di presentare ricorso al Tar contro il Piano sanitario regionale. Le motivazioni attengono in...
POPOLI. La giunta comunale delibera l'affidamento dell' incarico all'avvocato Tommaso Marchese, di presentare ricorso al Tar contro il Piano sanitario regionale. Le motivazioni attengono in particolare ai decreti 55 e 70 del 2016 del piano operativo varato dal commissario della sanità e presidente della Regione Luciano D'Alfonso, che sono ritenuti «fortemente lesivi di un interesse di primaria importanza non solo dei cittadini popolesi ma anche dei paesi della Val Pescara e della Valle Peligna», che ruotano intorno alla struttura sanitaria popolese. Il Piano assegna al Santissima Trinità il ruolo di “Struttura emergente” per la riabilitazione e non riconosce la funzione che fino ad oggi ha svolto di ospedale di cura e degenza con reparti operativi di chirurgia, ortopedia e di pronto soccorso. Secondo la Regione infatti l'ospedale di Popoli non risponderebbe ai criteri del Piano sanitario per essere classificato come sede di pronto soccorso, per effetto di precedenti scelte del commissario della sanità regionale Gianni Chiodi, che hanno gravemente penalizzato l'ospedale popolese che ora accusa carenze sugli indicatori di base della attività ospedaliera. «Non condivido il piano di riordino» osserva il sindaco Concezio Galli. «Sono anni che investimenti e lavori sulla riabilitazione sono rimasti solo sulla carta delle delibere senza che l'ospedale sia stato attrezzato per svolgere la funzione che avrebbe dovuto svolgere e che lo avrebbe qualificato come struttura di rilievo regionale. Ritengo», va avanti il primo cittadino, «che la proposta deliberata dal consiglio comunale lo scorso 2 ottobre approvata all'unanimità sia assolutamente ancora valida e disegna un assetto dell'ospedale realizzabile (che contempla oltre ai reparto di riabilitazione anche il mantenimento e il potenziamento dei servizi di medicina e chirurgici), perciò abbiamo deciso di ricorrere al Tar, quale strada percorribile per difendere il nostro presidio con i fatti e non a parole».
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