Piazza e teatro sul curvone Aliano: farò ricorso al Tar

6 Dicembre 2016

Il consigliere-avvocato definisce illegittima l’approvazione senza variante del Prg a favore del costruttore D’Andrea: «Invierò le carte alla Corte dei conti e all’Anac»

MONTESILVANO. Il quartiere Pp1 si appresta a cambiare fisionomia e, a palazzo di città, torna a infiammarsi la polemica. L’edificazione della zona nord della città, quella che si apre sul lungomare, all’altezza del curvone di via Aldo Moro, fino a oggi ha rappresentato una gatta da pelare per diverse amministrazioni e uffici tecnici, torna al centro del dibattito in commissione garanzia. A sollevare perplessità, in merito a quanto sta accadendo nell’area, è il consigliere Anthony Aliano, il quale si dice pronto all’invio degli atti alla Corte dei Conti e all’Anac, e non esclude un ricorso al Tar.

Semplificando, si parla qui di una storia lunga 20 anni (la prima versione del Pp1 fu approvata nel 1996). Tutto ruota attorno a una serie di palazzine che il costruttore D’Andrea avrebbe dovuto realizzare all’altezza del curvone. Dopo le prime edificazioni, però, la ditta si è scontrata con la presenza del collettore rivierasco proprio dove avrebbero dovuto sorgere altri tre edifici. Davanti al divieto di procedere alla costruzione, da parte del consorzio di bonifica, sono cominciate le trattative tra Comune e privato, quest’ultimo intenzionato a trasferire le cubature già autorizzate in un'altra area dello stesso comparto. Un punto di accordo sembrava essere stato trovato, durante la giunta del sindaco Di Mattia, quando il costruttore propose di spostare le palazzine nella futura piazza Germania (lungo corso Strasburgo) e di realizzare a sue spese piazza e teatro sul curvone. Dopo la caduta della giunta di centrosinistra, le trattative sono riprese con l’amministrazione Maragno che, lo scorso gennaio, attraverso una delibera dell’esecutivo, ha autorizzato D’Andrea a realizzare la piazza sul curvone scomputando gli oneri di urbanizzazione, così come a edificare a poche centinaia di metri dalla zona. Ed è proprio questo il punto in cui Aliano ravvisa l’illegittimità.

«La competenza è passata dal Consiglio alla giunta sulla base del fatto che si tratta di un semplice trasferimento di volumetria, da un sito all’altro di uno stesso comparto», commenta il consigliere, «ma non è così. D’Andrea non avrebbe mai potuto costruire sul curvone per via del collettore, per cui non si tratta di un trasferimento, ma di un’edificazione ex novo, quindi una variante al Piano regolatore, la cui competenza spetta al Consiglio. Una nuova edificazione che, peraltro, conviene al privato dal momento che le attuali palazzine continueranno a godere dell’affaccio sul mare».

Aliano puntualizza inoltre che anche la piazza, a suo dire, non sarebbe al servizio della città, ma a beneficio delle palazzine, quindi «il Comune non avrebbe dovuto ammettere lo scomputo degli oneri. Infine, il consigliere solleva dubbi anche in merito a un presunto conflitto di interessi dell’assessore Deborah Comardi, figlia dell’architetto Aurelio Colangelo, la quale a suo avviso non avrebbe potuto votare la delibera.

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