Piazza Italia, un largo dedicato a Cirillo vittima di Mani pulite

L’architetto si tolse la vita dopo che il suo caso fu archiviato Il 30 la città lo ricorda in un convegno e ne fa un simbolo
PESCARA. Sono passati 22 anni da quando Valterio Cirillo, architetto pescarese dipendente dell’università e consigliere comunale Dc (ex Psdi) a 42 anni si tolse la vita la mattina del 12 aprile affidando a un biglietto le ragioni del suo gesto estremo: «Non sono un corrotto ma non riesco a sopportare l’angoscia crescente che irrimediabilmente nasce e si diffonde da quanto sta accadendo in italia. È incredibile».
Quella tragedia, che sconvolse la città e il mondo politico in quel periodo già ampiamente scosso da 11 arresti, fece di Cirillo la prima vittima abruzzese di Mani pulite che dall’anno prima, il 1992, aveva già contato sette suicidi in Italia. Un gesto estremo che Cirillo mise in atto nonostante il suo caso fosse stato archiviato nel giro di cinque mesi dall’avviso di garanzia arrivato nell’ambito di un’inchiesta su presunte irregolarità sulla informatizzazione dell’allora Usl, nel periodo in cui l’architetto faceva parte del comitato di gestione: troppo forte il dolore, troppo grande la delusione per un sistema in cui lui, nipote del leader del Psdi Aldo Cetrullo, aveva sempre creduto.
È per questo che in un’epoca in cui il tema della giustziia è più che mai caldo, che il Comune di Pescara ha deciso di ricordare non solo la figura di Valterio Cirillo, ma tutto quello che la sua storia ricorda e racconta con un convegno e l’intitolazione di uno spazio, largo Valterio Cirillo, vicino a piazza Italia, la piazza delle istituzioni cittadine «per significare il dolore che ha vissuto e il dolore che non vogliamo più vivere». Una dichiarazione, questa, che porta la firma comune del presidente della Regione Luciano D’Alfonso e del sindaco Marco Alessandrini simbolo, a sua volta, dell’altra storia, quella di un magistrato (il padre Emilio) ucciso dai brigatisti di Prima Linea a Milano mentre faceva il suo dovere.
Al convegno sul rapporto tra giustizia e informazione, in programma alle 11,30 del 30 maggio, Comune e Regione hanno invitato il vice presidente del Csm Giovanni Legnini, il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone, il presidente del Tribunale di Pescara Antonio Cassano, il procuratore di Pescara, Federico De Siervo, il sostituto procuratore generale presso la Corte di Cassazione Pasquale Fimiani e il direttore del Centro, Mauro Tedeschini. Oltre a loro, è stata invitata la vedova di Cirillo, la signora Mirella Magnani: quando il marito venne a mancare aveva 34 anni e due figli da crescere, una bambina di 8 anni e un bambino di sei. «So che farai le cose in maniera esemplare. Come sempre» le lasciò scritto il marito prima di abbandonarsi nel vuoto dal settimo piano con tutta la sua disperazione.
Da allora sono passati 22 anni e «nessuno», scrivono il sindaco Alessandrini e il presidente D’Alfonso, «ha avuto il coraggio di superare la pigrizia nell’accendere una luce giusta su una stagione stravagante di informazioni giudiziarie messe in campo dall’egoismo dei mezzi di informazione. Noi vogliamo che a Pescara si rifletta su questi episodi, su queste esagerazioni, su questa assenza del senso del limite a giusta distanza dal fatto e dalla emotività sul fatto, chiamando a raccolta le migliori responsabilità pubbliche competenti sul tema». (s.d.l.)
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