«Piazza Luca da Penne senza più la sua identità storica» E si apre il dibattito in città

A dieci anni dai lavori di riqualificazione, il professore d’arte Costantini attacca: «Andavano ricostruiti il teatro e la cappella distrutti dai bombardamenti del ’44»
PENNE. Piazza Luca da Penne, da sempre il centro nevralgico del capoluogo vestino, divide la città anche a distanza di dieci anni dall’ultimo intervento di riqualificazione. Anche se oggi la mobilità ha condizionato la vita dei più, e spesso le attività sì svolgono nei cosiddetti “non luoghi”, l’importanza storica e artistica del centro cittadino è ancora molto sentita. Lo sottolinea Mario Costantini, artista e professore d’arte, che spiega: «La mancata ricostruzione del teatro comunale e della cappella di Santa Cecilia, con la sua torretta campanaria ed orologio, hanno fatto perdere alla città un forte potere significativo ed estetico per la piazza. L’ultima sistemazione mi fa pensare che nessuno abbia letto la storia di piazza Grande, poi Piazza Luca da Penne, altrimenti la soluzione poteva avere un’estetica accettabile. Quella di oggi per me è una piazza sfigurata», conclude Costantini.
Negli anni, infatti, piazza Luca da Penne, prima ancora piazza Grande, è mutata di molto, non solo dal punto di vista architettonico, ma anche per la presenza di strutture e servizi. E in tanti rimpiangono com’era un tempo. Per fare un po’ di storia, la piazza fu ripavimentata nel 1889, con l’impiego dei mattoni, poi nel 1934 con il porfido del Trentino. Ma il 13 gennaio del 1944 subì un pesante bombardamento: furono colpiti il teatro e la chiesa di Santa Cecilia che non furono mai ricostruiti. Negli anni Ottanta furono sostituiti i vecchi pali con nuovi lampioni con palle bianche. È stata poi sede di capolinea di diversi servizi di autolinee fino ai primi anni Novanta. Il 12 aprile 1955 iniziarono i lavori per costruire nuovi edifici al posto di quelli distrutti dal bombardamento del 24 gennaio del 1944. L'ultimo intervento è del 2013, (amministrazione Rocco D’Alfonso) quando si concretizzò il concorso di idee per la nuova piazza: venne realizzata l’attuale pavimentazione nell’area pedonale e installata una fontana su progetto dell’architetto romano Ludovico Marra. Pavimentazione e fontana che ancora dividono la città. E se al professor Costantini non piace, c’è chi, come l’ex sindaco Fabrizio De Fabritiis, la difende: «Considero positiva, nel complesso, la riqualificazione della piazza. Penso sia stato utile sia il recupero del piccolo porticato sia la fruibilità di uno spazio all’interno delle fontane. Al posto del muretto sovrastante le fontane, avrei preferito però una soluzione in ferro battuto». Dice chiaramente l’attuale sindaco Gilberto Petrucci: «Non condivido il progetto e l’opera pubblica realizzata, ma rispetto, come sindaco, la scelta dell’allora amministrazione comunale guidata dal Pd. La piazza ha spezzato in due una città storica: l’opera pubblica realizzata, moderna e senza un filo conduttore, non si incastra con l’attuale tessuto storico. Penne ha bisogno di una piazza ampia, così come era in passato».
«Al di là delle polemiche sulla pavimentazione e la fontana», interviene Antonio Di Vincenzo, presidente della sezione pennese di Italia Nostra, «rimane sicuramente il rimpianto di non aver perseguito la possibilità di ricostruire piazza Luca da Penne così com’era prima del bombardamento del 24 gennaio 1944. Avremmo realizzato un falso storico, ma forse ne valeva la pena e non saremmo stati gli unici ad applicare questa scelta», sottolinea Di Vincenzo.
Intanto, da qualche mese, è iniziata la ristrutturazione di una porzione di uno storico palazzo, nella piazza, che negli anni scorsi aveva costretto più di un’attività a chiudere per l’inagibilità post sisma 2017.

