Piazza Muzii, il sindaco insiste: «Sugli orari non torno indietro»

Dopo l’annuncio del ricorso al Tar dei locali, Masci non ci ripensa: «È una scelta per il bene della città» Le associazioni di categoria chiedono nuove misurazioni su rumori notturni e pannelli fonoassorbenti
PESCARA. Il sindaco Carlo Masci non torna indietro sugli orari dei locali della movida. Nonostante una quarantina di operatori del centro abbia deciso di presentare ricorso al Tar contro le ordinanze sulle attività notturne, resta sulla sua posizione, «non essendo cambiato niente rispetto ai giorni scorsi». Affidandosi al «linguaggio della verità, della serietà e dell’onestà e non a quello dell’illusione», annuncia che le scelte sul distretto del food and beverage sono state già prese, alla luce delle misurazioni dei rumori notturni da parte dell’Arta e anche delle sentenze e dei risarcimenti imposti in altre città a gestori dei locali e Comuni a beneficio dei residenti. Per Natale, però, «ci ragioneremo», dice Masci, aprendosi alla «riflessione», come chiesto dai locali che puntano a far slittare in avanti gli orari nel periodo di festa. Intanto, monta la protesta.
PARLA IL SINDACO «È un dato di fatto», dice Masci, che «la concentrazione di persone nell’area dei locali crea problemi a chi vive in quella zona», a piazza Muzii e dintorni. «Quelle situazioni vanno calmierate. Come? Con gli orari. Non mi fa piacere che si chiuda prima ma serve per impedire un danno ai residenti, che potrebbero intraprendere delle azioni. Non vedo altre soluzioni, e le decisioni che prendo sono per il bene della città nella sua totalità, non per le singole categorie. Ciò che cerco è un punto di equilibrio tra chi ha diritto di lavorare senza creare problemi ai residenti e i residenti, che hanno diritto di stare a casa senza problemi. Qualsiasi decisione arriverà dal Tar, aiuterà la riflessione».
PARLANO LE ASSOCIAZIONI Sulla questione degli orari c’è molto fermento, nella categoria, e nessuno sembra soddisfatto. «Le attività stanno lavorando molto meno, in questo periodo, e non se ne vede la fine», fa notare dalla Confartigianato Fabrizio Vianale. «Qui ci sono in gioco attività e famiglie. Si deve trovare un modo per non dilapidare tutti gli investimenti fatti. Tenere chiusi i locali non risolve i problemi anche perché i dati dell’Arta mostrano che c’erano dei picchi anche dopo la chiusura. I rilievi sui rumori, effettuati a luglio, in estate, quando c’era una affluenza massima, non possono essere presi in considerazione vita natural durante. Se fatti oggi, darebbero un esito diverso». Carmine Salce, della Cna, è «d’accordo con la posizione degli operatori: la questione delle ordinanze sugli orari è delicata perché non si può delimitare l’attività se non ci sono validi motivi legati all’ordine pubblico. C’è un certo disappunto da parte degli operatori, poi, sui mancati controlli fuori ai locali, per gli schiamazzi. Il problema dei rumori non si risolve con la chiusura». Salce critica non solo la scelta di «limitare gli orari» ma anche di «limitare i locali dopo averli fatti aprire». Marina Dolci, di Confesercenti, critica il Comune che «vieta di lavorare in centro e nello stesso tempo autorizza le attività di altre zone a prolungare l’orario, creando una concorrenza sleale in città ma anche con le città vicine. Il ricorso? È l’ultima chance», dice. Sempre parlando del ricorso al Tar, Riccardo Padovano, di Confcommercio, commenta che «la battaglia non si fa nei Tribunali ma confrontandosi. Quindi riapriamo il tavolo, con i cittadini», suggerisce Padovano al sindaco. «Queste cose si discutono, per trovare una convergenza. Si deve puntare a una convivenza civile tra le imprese che hanno investito e i cittadini che vogliono dormire”.
LE RICHIESTE Confartigianato sollecita «un monitoraggio dei rumori aggiornato, e la riduzione delle imposte per andare incontro alle attività. Si pensi anche a una riduzione degli affitti», dice Vianale annunciando «una valutazione sui pannelli fonoassorbenti» da parte di Confartigianato. Salce propone di «intervenire con frangirumori» e osserva che «non ci deve essere una disparità di trattamento tra una zona e l’altra». La preoccupazione, di entrambi, è legata ai giorni di festa, a Natale: è necessario «cambiare gli orari, consentire alle attività di lavorare, è un periodo clou», dice Vianale. Anche per Dolce vanno «ripetuti gli accertamenti sui rumori, ampliando la zona monitorata. In piazza Muzii i locali non sono gli unici a cui ricondurre i rumori, guardando i dati. E per evitare sforamenti si possono trovare delle soluzioni a lungo termine, come i dehor».

