Piazza Muzii, l’ultima stoccata dei residenti

8 Febbraio 2023

Venerdì l’udienza per il risarcimento danni. Il comitato: «Prevalgano le ragioni del diritto al riposo»

PESCARA. Entra nel vivo la causa sulla richiesta di risarcimento danni presentata dai residenti di piazza Muzii.
Venerdì si terrà un’udienza che in qualche modo potrebbe tracciarne l’esito. Il comitato Tranquillamente Battisti, composto da quasi una settantina di abitanti della zona, l’anno scorso ha citato in giudizio il Comune chiedendo 2 milioni e 210mila euro come indennizzo per i danni subiti dai rumori, seguendo le orme di un gruppo di 29 abitanti di Torino che ha trascinato in tribunale il Comune, ottenendo un risarcimento da 1,2 milioni di euro. Dopodomani è prevista la trattazione della causa, in cui il giudice potrebbe rigettare la richiesta, o portarla a sentenza entro un paio di mesi, o prendere una terza strada per far andare avanti il procedimento.
«Sono trascorsi 7 anni dal 2015, quando è esploso il fenomeno della movida nella zona di piazza Muzii, ovvero quella a più alta densità abitativa della città e che mal si concilia con il rumore notturno prodotto dai numerosi avventori delle attività di somministrazione insediate senza soluzione di continuità sotto i palazzi», ricordano con una nota i residenti, che si dicono «esasperati da un’esistenza tribolata per mancanza del riposo notturno. La richiesta è che ci venga riconosciuto il diritto alla vivibilità delle abitazioni con un equo risarcimento».
La tesi dei residenti si fonda, in particolare, sui rilievi fonometrici eseguiti dal 2016 fino al 2021 da Arta e Comune, «giunti tutti alla stessa conclusione», spiega il portavoce Federico Di Filippo, «il rumore nelle ore notturne supera il limite previsto dalla zonizzazione che, di notte, è di 55 decibel, toccando punte vicine ai 90 decibel, ragione per cui il Comune è stato costretto ad adottare un piano di risanamento, ancora oggi inattuato».
Per il comitato, il Comune «non ha mai disposto efficaci misure di contenimento del rumore ma al contrario, negli anni, ha incentivato la frequentazione della zona, facendo sì che il clima acustico peggiorasse».
Secondo i ricorrenti, a prevalere in tutta la vicenda dovrebbero essere «le ragioni del diritto al riposo, alla vivibilità, e alla salute, prevalenti rispetto a qualsivoglia interesse economico. Qualora sussistesse un qualche dubbio, se non bastasse la recentissima pronuncia n.11930/22 della Corte di Cassazione che ammette “la possibilità di provare anche per presunzioni la violazione del diritto al riposo notturno e alla vivibilità della propria abitazione”, è intervenuta anche l’Arta a novembre con una nota che afferma che le misurazioni evidenziano il superamento del livello di rumore all’interno degli appartamenti».
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