Picchia la convivente per gelosia davanti al figlioletto: condannato

25 Marzo 2024

È un pescarese di 38 anni. Il pm: voleva quotidianamente decidere in ordine alla vita della compagna Quando è arrivato a colpirla con calci al petto e al viso, fino a farle uscire il sangue, lei lo ha denunciato 

PESCARA. L’eccessiva gelosia aveva trasformato quel mènage familiare in un incubo che ormai troppo spesso toccava il suo apice con violenze di ogni genere ai danni della convivente. Per mettere fine a quelle angherie e alle continue vessazioni, la parte offesa fu costretta a rivolgersi ai carabinieri.
E adesso, per quell'uomo estremamente violento, un pescaresedi 38 anni, è arrivata la condanna a 2 anni e 8 mesi decisa dal gup Fabrizio Cingolani con il rito abbreviato, per maltrattamenti e lesioni personali: condanna che ha fatto seguito a una precedente misura cautelare di divieto di avvicinamento alla compagna. Esplicito il capo di imputazione stilato dal pm Giuliana Rana: «Per motivi di gelosia, volendo quotidianamente decidere in ordine alla vita della compagna convivente e reagendo con violenza morale ogniqualvolta la donna si sottraeva a tale regime, giungendo ad aggredirla fisicamente, come avvenuto nelle seguenti date». E il pm elenca quegli episodi che si sarebbero verificati dalla fine del 2022 al marzo dell’anno successivo.
«Nel corso di una discussione la colpiva con un calcio al petto», scrive il pm , «e, rincorsa in strada, la aggrediva nuovamente»; e ancora, in un’altra occasione, «la schiaffeggiava in viso». Qualche giorno più tardi, «nel corso di un diverbio, spingeva la compagna fuori di casa con violenza, facendola cadere dalle scale e provocandole policontusioni». A far scattare la denuncia fu però l’episodio del 16 marzo 2023 quando, «nel corso dell’ennesimo diverbio, l’imputato colpiva la parte offesa con calci al petto, la spingeva e bloccava sul letto continuando a colpirla con schiaffi e pugni, poi la sbatteva contro il muro colpendola al viso e facendole uscire il sangue dal naso». La denuncia fece scattare anche la misura cautelare applicata dall’allora gip Nicola Colantonio nell’aprile del 2023. In quel periodo, peraltro, la donna si trovava in stato di gravidanza e per questo si era allontanata dall’abitazione dell'indagato da circa due giorni.
«Il racconto preciso e circostanziato della persona offesa», scriveva il gip nella misura, «trova piena conferma nelle dichiarazioni rese dai testi escussi, nelle risultanze delle certificazioni sanitarie e nei rilievi effettuati dai carabinieri». E il gip aggiungeva anche che, alla luce dei fatti contestati, del suo comportamento e delle ragioni che ne sarebbero alla base, «può ritenersi che il prevenuto sia soggetto incapace di contenere i propri impulsi aggressivi che trovano usualmente sfogo prevalente nell’ambito dei rapporti familiari: ciò è comprovato anche in quanto neppure la presenza del figlio minore costituiva freno idoneo ad impedire la reiterazione di condotte violente da parte dell'indagato».
E per queste ragioni all'imputato era stata applicata la misura del divieto di avvicinamento alla donna, con la prescrizione del divieto assoluto di comunicare con lei attraverso qualsiasi mezzo. Adesso è arrivata anche la condanna.
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