Picchiato in casa e derubato

Momenti di paura per la famiglia Canta. Presi due rapinatori, caccia agli altri quattro
PESCARA. Minacce, botte, spinte. In pochi secondi il terrore è piombato in casa Canta, ai Colli di Pescara. Nella villa a due piani che si trova in una traversa di via di Sotto, via Crisologo, civico 22, si sono intrufolati quattro banditi armati di cacciavite, arrivati a Pescara da un campo nomadi di Roma, probabilmente con due complici rimasti all’esterno dell’abitazione. Forse volevano mettere a segno un furto, non sapevano che in casa ci fossero madre e figlio, Lucia Cieri e Mauro Canta, volti noti dell’imprenditoria pescarese, che li hanno sorpresi a rubare. Quando sono stati scoperti non si sono fermati, anzi sono andati avanti, picchiando Mauro Canta, 43 anni, che è finito in ospedale. Sono riusciti a farsi aprire la cassaforte, hanno arraffato il bottino e poi sono fuggiti, ma hanno percorso pochissimi metri e due di loro sono stati acciuffati dalla polizia e poi arrestati. Gli altri, forse altre quattro persone, sono fuggiti e li stanno cercando.
L’incubo in casa Canta comincia attorno alle 8 quando madre e figlio scoprono di non essere soli in casa. La donna, che è stata candidato sindaco negli anni novanta e gestisce da quarant’anni gli istituti Pitagora, entra nell’appartamento del figlio e scopre i banditi. Ci sono quattro uomini, entrati nella villetta forzando una porta del garage, come ricostruisce in un secondo momento la squadra mobile, diretta da Pierfrancesco Muriana. La madre viene subito allontanata, costretta a restare nel suo appartamento. La banda se la prende con il figlio Mauro: lo costringono con le botte e la minaccia dei cacciavite ad aprire la cassaforte, che si trova in un ripostiglio. Non hanno alcuna intenzione di uscire da lì a mani vuote. Prendendo tutto, dalla cassaforte: gioielli, orologi, denaro contante. Il valore del bottino non è ancora stato quantificato con esattezza, ma ci sarebbero almeno diecimila euro in contanti e oggetti di valore, pezzi antichi.
Infilano una parte del bottino nella federa di un cuscino, l’altra la tengono addosso. A quel punto il gioco è fatto, possono allontanarsi. Canta non perde neppure un secondo, nonostante sia profondamente turbato dall’accaduto. Si rivolge immediatamente al 113, chiede aiuto alla polizia e le pattuglie impiegano pochissimo a raggiungere via Crisologo perché sono in zona. Quando i primi uomini della Volante (diretta da Paolo Robustelli) arrivano nella stradina i quattro stanno fuggendo a piedi. Trovandosi di fronte l’auto della polizia scavalcano una recinzione, per far perdere le tracce. Comincia l’inseguimento: due riescono a far perdere le tracce mentre altri due vengono presi in una manciata di minuti anche grazie alle indicazioni di alcuni cittadini che hanno visto tutto, assistendo a scene da film.
Un rapinatore si libera lungo la strada di una parte della refurtiva e mentre si allontana viene acciuffato dagli uomini della squadra volante. E’ in un locale caldaia vicino all’ufficio postale. Lì spera di stare al sicuro e di non essere scovato, ma viene prelevato e poi portato in questura. L’altro viene rintracciato subito dopo dal vice dirigente della Mobile Dante Cosentino, che è in ferie per cui è disarmato. Si accorge del trambusto in zona, pensa ad una rapina alle Poste, poi vede i colleghi e si unisce alle ricerche, insieme all’assistente capo Marco Faieta, anche lui della Mobile. I due notano che l’erba incolta all’esterno di un cantiere è calpestata. Si avventurano dentro, avendo capito che qualcuno si può essere infilato lì. E infatti trovano un altro rapinatore. Si è riparato in una casa in costruzione, non lontano dall’abitazione dei Canta. Non oppone resistenza, si fa prendere. Per immobilizzarlo Cosentino e Faieta utilizzano a mo’ di manette dell’attrezzatura da cantiere, trovata nella struttura. Il primo ad essere fermato è Satomi Hadzovic, nato a Roma, 21enne, con precedenti, il secondo si chiama Ramo Mujkic, nato in Bosnia Erzegovina, anche lui 21enne, incensurato e irregolare.
Nella fuga i rapinatori si sbarazzano di una parte della refurtiva, di un giubbotto e un cappellino. Lasciano anche un’auto, una Peugeot Ranch, che non risulta rubata ma è intestata a un moldavo. La polizia scientifica, che ha raggiunto la villa dei Canta insieme a Volante e Mobile, dovrà esaminarla in cerca di tracce della banda, che ha lasciato nel veicolo un cappuccio e materiale da scasso. Recuperati anche il bottino, o almeno una parte, e gli indumenti lanciati da uno dei due. C’è da rintracciare la seconda auto usata dal gruppo per arrivare a Pescara dal campo nomadi di Roma e da ieri mattina le ricerche non si sono mai fermate. In un primo momento si è sollevato anche l’elicottero. Si cerca anche di risalire al modello del veicolo e a questo scopo la Mobile sta recuperando le immagini riprese da tutte le telecamere della zona e da quelle che si trovano sulle possibili via di fuga, partendo da via Crisologo. Le riprese possono svelare modi e tempi di azione della banda, che sarebbe arrivata a Pescara nella notte tra lunedì e martedì, per poi entrare in azione ieri mattina.
Sotto choc per l’accaduto, Mauro Canta viene soccorso dal 118 e portato in ospedale. Viene medicato e sottoposto ad accertamenti. Non ha riportato ferite gravi e viene dimesso con una prognosi di 10 giorni. La madre dice di “stare benissimo” ma per ora non se la sente di ricostruire quei venti minuti, se non davanti alla polizia. Per il questore, Francesco Misiti, è stata data una «risposta tempestiva» all’allarme scattato dopo la rapina e ha funzionato il «coordinamento tra i vari reparti» della questura, segno della «efficienza dell'attività di controllo del territorio».
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