Picchiò i poliziotti e fuggì ammanettato Preso dopo 9 mesi
Giovane spacciatore era stato fermato a Città Sant’Angelo È accusato anche di aver tentato di uccidere un marocchino
PESCARA. Il 19 aprile dell’anno scorso ha aggredito due poliziotti che lo avevano trovato in possesso di droga, a Città Sant’Angelo. Si è opposto in tutti modi e alla fine è riuscito a fuggire, nonostante fosse ammanettato a un polso.
Ieri, a distanza di tempo, gli agenti della squadra mobile lo hanno arrestato per quell’episodio. Protagonista della violenta zuffa è Nourrdine El Kired, 32 anni, palestinese, che dovrà rispondere dei reati di resistenza a pubblico ufficiale e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. E se sono passati nove mesi prima di definire la vicenda è perché la prima richiesta di arresto è stata respinta, per cui è stato presentato un ricorso, che è stato accolto, dopodiché lo stesso palestinese si è rivolto alla Corte di Cassazione. Ma per lui è andata male.
Tutto comincia il 19 aprile. L’uomo viene fermato a Città Sant’Angelo da due uomini della Mobile, diretti da Pierfrancesco Muriana, con un sacchetto contenente 21 grammi di hascisc. Lo lancia nella vegetazione, per evitare guai, però serve a poco perché i poliziotti lo fermano. Nasce una zuffa, che va avanti per circa venti minuti, e l’uomo viene perfino ammanettato. Ma riesce a divincolarsi e fugge, fa perdere le tracce, nonostante abbia le manette strette a un polso.
Poi il 2 giugno finisce in ospedale, a Pescara, un marocchino di 40 anni che dice di essere stato aggredito da El Kired perché ha evitato che il palestinese vendesse della droga a un ragazzino, in via delle Tamerici. Lo spacciatore palestinese, racconta la vittima, ha reagito picchiandolo con due bottiglie di vetro e una pietra. Il marocchino dice anche alla polizia che El Kired è la stessa persona fuggita ad aprile con una manetta al polso dopo il controllo antidroga. Lo indica riconoscendolo in una foto scattata nel 2012, in occasione di un arresto. E gli uomini della mobile, vedendo quella foto segnaletica e un’altra del 2011, confermano: è lui l’uomo con cui il 19 aprile hanno avuto la colluttazione. Non hanno dubbi perché il corpo a corpo è andato avanti a lungo. Il pm Gennaro Varone chiede l’arresto di El Kired per la resistenza opposta alla polizia e per la detenzione di droga, ma il gip Antonella Di Carlo rigetta la richiesta del pm ritenendo che le foto esaminate dai poliziotti siano datate e che le indicazioni arrivate dal marocchino non siano attendibili. Così il pm si rivolge al Tribunale del riesame dell’Aquila, impugna l’ordinanza del gip facendo notare che in sei anni la fisionomia di un uomo non cambia, a quell’età, e che il marocchino ha saputo della fuga dell’altro (con le manette al polso) attraverso i suoi canali, negli ambienti che frequenta, dando così uno spunto agli investigatori. Il Tribunale del Riesame ritiene che gli elementi presi in considerazione dal pm siano idonei per arrivare all’arresto e, considerati i precedenti dell’indagato e sua la personalità delinquenziale, dispone la cattura immediata del palestinese. Si rivela inutile il ricorso presentato da El Kired alla Cassazione, per evitare l’arresto. La sua richiesta è stata respinta. E comunque si trova già in carcere, a Teramo, per altro. Nei mesi scorsi, è stato arrestato per il tentato omicidio del marocchino.

