Piccone: è il mio modo di fare politica

24 Luglio 2017

Ha votato sì alla fiducia sul decreto per le banche venete, alla manovra correttiva, alla riforma del Titolo V della Costituzione. Era assente, invece, quando è stato votato il decreto sui fallimenti,...

Ha votato sì alla fiducia sul decreto per le banche venete, alla manovra correttiva, alla riforma del Titolo V della Costituzione. Era assente, invece, quando è stato votato il decreto sui fallimenti, il decreto terremoto III, il salva banche, l’abolizione di Equitalia. Non c’era quando sono stati approvati i disegni di legge sulle unioni civili, il divorzio breve e il jobs act.
Per l’onorevole Filippo Piccone prendere le distanze in maniera netta rispetto a situazioni non condivisibili, pare sia quasi una questione “fisica”.
Onorevole, lei ha un indice di produttività di 33,6, che la pone al 616esimo posto (su 630) tra i deputati, e ultimo tra gli abruzzesi. Nel corso della legislatura che volge quasi al termine è stato presente solo il 13,89% delle volte, e assente nell’86,11%. Cosa si nasconde dietro questi numeri?
«A seguito del ritiro di Berlusconi e all’esito delle elezioni politiche, ci siamo trovati in una situazione nella quale era necessario garantire un governo al Paese. Per questo, con il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano, abbiamo deciso di appoggiare il governo Letta, un segnale di responsabilità in un momento difficile per l’Italia. Ma confesso che con l’avvento di Matteo Renzi al governo, poi, ho messo i remi in barca, perché non volevo continuare su questa rotta».
E per il futuro? Che cosa ci può annunciare per le prossime elezioni politiche?
«Aspettavo che Alfano entrasse in un movimento alternativo alla sinistra. A essere sincero, non ho votato neanche la fiducia al governo di Paolo Gentiloni. In questi ultimi mesi di vita della legislatura cercherò di trovare una collocazione nel centrodestra. Quella di Alfano non mi apparteneva più come linea politica, ma non mi andava neppure di votargli contro». (a.bag.)