Pineta dannunziana, dopo 2 anni dal rogo via le piante bruciate

27 Giugno 2023

C’è l’ok della conferenza di servizi, ora vanno affidati i lavori Santilli: «È prevista anche la nuova recinzione di via Pantini»

PESCARA. Il via libera è arrivato venerdì. Possono partire i lavori per abbattere le piante bruciate che si trovano ancora oggi all’interno della Pineta dannunziana, andata a fuoco il primo agosto di due anni fa. Un intervento che non riguarderà solo il comparto 5, quello che è sempre stato chiuso al pubblico, ma anche i comparti 3 e 4, già riaperti dopo i lavori promossi dal Comune che, però, non hanno riguardato la zona più a sud e neppure l’area dove si trovava la casetta per i pensionati, visto che si attendevano i fondi dell’assicurazione (1,2 milioni di euro, ora a disposizione).
Il vice sindaco e assessore ai Parchi Gianni Santilli fa il punto sul percorso che sta seguendo Palazzo di città. «Essendo arrivato l’ok della conferenza di servizi, ora dobbiamo occuparci dell’affidamento dei lavori a ditte specializzate. Andranno abbattute le piante bruciate che si trovano nei comparti 3, 4 e 5, poi vanno rimossi i ruderi che si trovano ancora nel comparto 5 e va realizzata la nuova recinzione di via Pantini. Intanto è in corso di definizione il progetto per la casetta andata a fuoco, che va rimossa e realizzata ex novo», annuncia Santilli. «È la parte finale del nostro lavoro post incendio, per rimuovere tutto ciò che hanno distrutto le fiamme, per poi pensare alla piantumazione, in autunno», conclude il vice sindaco.
Le indicazioni sulle tappe da seguire per la rinascita della Pineta erano contenute in una relazione di novembre 2021 a firma dei tre esperti che hanno collaborato gratuitamente con il Comune dopo il rogo. Un’indicazione preziosa arriva da uno di loro, Dario Febbo (gli altri due sono Nevio Savini e Gianfranco Pirone), che tiene a preservare le piantine già cresciute grazie a un processo di rinnovazione naturale della Pineta sulla quale gli esperti avevano puntato e che si è verificata. «Le nuove piante sono già alte 40-50 centimetri e sarebbe un peccato danneggiarle. Ci metteranno del tempo per crescere» nel senso che l’impatto visivo era e resta profondamente diverso rispetto al periodo pre-incendio. «Ed è importante che quando saranno rimossi i tronchi bruciati non si vadano a danneggiare i piccoli pini venuti fuori dai semi delle piante madri, si deve fare attenzione», prosegue Febbo. «Noi abbiamo insistito molto per la rinnovazione naturale, che si è verificata». E infatti gli esperti hanno notato non solo «pini d’aleppo ma anche olmi, allori e roverelle». Seguendo la strategia indicata dal gruppo di lavoro costituito dopo l’incendio dal sindaco Carlo Masci «abbiamo conservato il patrimonio genetico della Pineta» che ora va preservato, conclude Febbo augurandosi che si faccia «un lavoro certosino, curato da agronomi o laureati in scienze forestali». La disseminazione, fa notare, è stata «buona» anche non è ben visibile a distanza perché «le piantine sono coperte dalle erbe infestanti che si sono sviluppate nei mesi scorsi e dalla rinnovazione primaverile». Febbo invita quindi a «cercare di proteggere le piantine, per evitare che si abbattano, anche se è un lavoro complicato».