Pineta, degrado dopo l’incendio: da lunedì al via i lavori di pulizia

Mucchi di bottiglie e vasi sanitari abbandonati nell’area protetta compresa tra via Pantini e la Bonifica Il vice sindaco Santilli: «Serviranno almeno due mesi per rimuovere manualmente tutta la sporcizia»
PESCARA. Cimiteri di bottiglie rotte, ruderi di plastica e vetro immersi nella vegetazione e persino un vaso sanitario pressoché intatto. Nel comparto 5 della Pineta dannunziano, compreso tra via Pantini e la strada della Bonifica, regna il degrado da anni e, dopo l’incendio del primo agosto 2021 che ne ha devastato la vegetazione protetta, sporcizia e rifiuti sono emersi alla luce del sole. «Lunedì mattina inizieremo i lavori di pulizia del comparto 5 della pineta», assicura il vice sindaco Gianni Santilli, «sarà un lavoro manuale perché i mezzi non possono entrare in quell’area protetta». Si tratta del comparto della Pineta più danneggiato dal rogo di agosto: era quello con la vegetazione più ricca dell’intera riserva ed è stato completamente distrutto dalle fiamme. Il settore, tra l’altro, non è mai stato aperto al pubblico proprio per la sua particolare vegetazione. Il Comune si è messo in moto per liberare il comparto dagli alberi pericolanti, dai rifiuti, e dai ruderi dell’ex vivaio che si trova nelle vicinanze. Proprio per la delicatezza dell’intervento, Santilli non si sbilancia sulle tempistiche: «Serviranno almeno un paio di mesi, ma non vorrei sbilanciarmi perché il lavoro dovrà essere fatto con grande attenzione e secondo le direttive degli esperti». Da anni il comparto 5 è preda degli incivili, che ne hanno fatto la loro pattumiera personale gettandoci bottiglie di vetro, plastica, catene, bidoni e rifiuti di ogni tipo. Proprio per questo motivo c’è chi giudica l’intervento di pulizia tardivo. «Se l’area fosse stata curata regolarmente, i danni dell’incendio sarebbero stati certamente limitati». Ne è convinto Mariano Camplone, che vive in via Pantini 72, proprio di fronte al comparto 5 della Pineta, ormai da 35 anni e ha lanciato decine di esposti al Comune per far pulire la zona. Dal 2010 in poi, Camplone ha preso l’abitudine di scrivere a Palazzo di città e al comando di polizia municipale per chiedere di «attivare immediatamente le procedure per la bonifica delle aree» vicine alla sua proprietà, considerato che la mancata pulizia «crea disagi a molte famiglie della zona e toglie il naturale decoro al posto più bello della città», come si legge nei documenti recapitati al Comune. In quelle carte, tra l’altro, Camplone descriveva l’ «alto rischio di incendi della zona», considerato che «dal 1985 al 2000 ci sono stati almeno tre roghi». L’ultimo sollecito di Mariano risale a pochi mesi prima dell’incendio, maggio 2021, mentre a luglio del 2020 aveva segnalato al Comune anche «la mancata bonifica delle zone di pertinenza delle Ferrovie, addossate sul secondo tratto sud di via Pantini» sottolineando «la grossa influenza negativa» di questa situazione «sulle proprietà dei residenti che vedono i loro terreni sempre più invasi da rovi, erbacce, topi, zanzare, bisce». Negli occhi di Mariano sono rimasti ancora i 63 minuti che hanno preceduto la devastazione della Pineta: alle 14,35 del 1° agosto è scoppiato un primo incendio poco dietro la Ferrovia, alle 15,32 il rogo è divampato nuovamente fino a lambire anche le mura della sua casa. Le fiamme hanno impiegato 9 minuti per arrivare alle porte del comparto 5, in prossimità dell’ex vivaio di cui oggi rimane solo lo scheletro di cemento. Le strutture davanti all’abitazione di Camplone sono andate in fumo, lui e la sua famiglia sono stati evacuati e fatti rientrare a casa verso le 19. E il loro panorama era diventato improvvisamente un muro di alberi bruciati.

