Pineta in fiamme, indagato il sindaco

Oltre a Masci, nell’inchiesta il capo dipartimento di Ferrovie di Ancona e il responsabile della società per le manutenzioni
PESCARA. Svolta nell’inchiesta sull’incendio che il primo agosto dello scorso anno distrusse parte della riserva naturale della Pineta Dannunziana: ben 37 ettari. Al sindaco di Pescara, Carlo Masci, uno dei tre indagati individuati dalla procura di Pescara (il procuratore Giuseppe Bellelli e il sostituto Anna Benigni), ieri mattina è stato notificato un avviso di garanzia per incendio boschivo: atto dovuto per poter procedere all’incidente probatorio che i magistrati hanno deciso di effettuare. La procura, dunque, ha circoscritto per il momento a tre, i presunti responsabili di quella tragedia ambientale che portò all’abbattimento di una cinquantina di alberi e all’individuazione di altrettanti a forte rischio.
tre iNDAGATI
Le serrate indagini dei carabinieri forestali, i video amatoriali che filmarono lo svilupparsi dell’incendio che partì dal tracciato ferroviario, hanno portato i magistrati a contestare eventuali responsabilità in capo alle Ferrovie dello Stato, alla ditta che si aggiudicò l’appalto milionario per la pulizia del tracciato ferroviario, e al Comune di Pescara che non avrebbe provveduto a eseguire tutti quei passaggi tecnici che vengono dettati dalla normativa della protezione civile. L’ipotesi di reato, per tutti, è quella di incendio boschivo, ed è stata contestata anche al capo dipartimento di Ancona di Rete Ferroviaria Italiana, e al responsabile della società cui venne assegnata la manutenzione del tracciato, oltre che al sindaco Masci (difeso dall’avvocato Augusto La Morgia), quale rappresentante della protezione civile e gestore della riserva naturale.
ESPOSTI E DENUNCE
Va subito detto che la procura ha avuto in mano, sin dall’inizio delle indagini, una serie di esposti e denunce su aspetti rilevanti di questa vicenda: della Stazione ornitologica abruzzese, del Codacons Abruzzo, di 29 persone che evidenziavano presunte omissioni da parte delle autorità competenti circa la mancata modifica del Piano di assetto naturalistico del Comune, e da un volontario della protezione civile che enunciava alcune omissioni poste in essere dagli amministratori del Comune di Pescara nella gestione naturalistica/forestale della Pineta dannunziana e nella fase di prevenzione incendi boschivi.
IL TRENO E IL ROGO
Le indagini, dopo aver escluso la presenza di inneschi lungo il percorso interessato dalle fiamme, accertarono che le scintille che diedero origine all’incendio partirono dalle rotaie del tratto ferroviario, causate dalla frenata di un treno (Intercity Lecce-Varano) che passa proprio a ridosso dell’inizio dell’incendio (e qui ci sarebbero i video amatoriali a confermarlo). Gli investigatori forestali, su disposizione dei magistrati, nel marzo scorso acquisirono anche documenti importanti da Rfi e dall’impresa che effettivamente effettuò quei lavori di ripulitura del tracciato, ma lasciando sul posto i resti delle sterpaglie che divennero secchi e quindi avrebbero accelerato lo sviluppo delle fiamme.
LA MANCATA ORDINANZA
Poi c’è tutta la complessa questione legata a cosa il Comune non avrebbe fatto.
Innanzitutto, gli inquirenti non hanno trovato traccia dell’ordinanza sindacale in materia di prevenzione incendi boschivi, nonostante fosse stabilito in una delibera di giunta regionale (la n. 444 del 2021) che ricordava anche lo schema di ordinanza comunale per l’applicazione delle misure di prevenzione rischio boschivi in vista del periodo di massima pericolosità.
IL BOLLETTINO IGNORATO
E ancora, il giorno precedente l’incendio, il Centro funzionale d’Abruzzo aveva diffuso il bollettino di previsione incendi per il giorno primo agosto 2021 in cui si paventava una «suscettività all’innesco di rischio alto, di colore rosso». E secondo la norma, il sindaco ha l’obbligo di controllare quotidianamente il bollettino sulla home page della Regione Abruzzo. Per cui, secondo l’accusa che viene mossa al sindaco Masci, questi, quale autorità di protezione civile, avrebbe dovuto predisporre le necessarie e dovute precauzioni: prima fra tutte il pattugliamento anti-incendio boschivo della Riserva dannunziana come previsto dal piano di emergenza comunale, oltre all’installazione di telecamere. Ma niente di tutto questo venne messo in esecuzione, nonostante la Regione Abruzzo, in data 9 luglio 2021 avesse dichiarato con delibera di giunta lo «stato di pericolosità incendi boschivi» dal 5 luglio al 12 settembre 2021, approvando nel contempo un protocollo d’intesa con il ministero dell’Interno dipartimento dei vigili del fuoco.
QUEL GIORNO, 40 GRADI
«In conseguenza di tali colpose omissioni», scrivono i pm, «nella giornata del primo agosto 2021, caratterizzata da vento caldo, temperatura prossima ai 40 C° e preceduta da un periodo di siccità, lungo il tracciato ferroviario posto in prossimità della Pineta Dannunziana, si innescavano due focolai, originati dalle scintille causate dall’attrito tra l'impianto frenante del treno e i binari; fiamme che si propagavano nei terreni adiacenti, non ripuliti anche a causa della mancata emissione della specifica ordinanza sindacale, raggiungendo rapidamente la Pineta, all’interno della quale originava un vasto incendio, devastandola e creando pericolo per le abitazioni, minacciate dal fuoco, e le persone ivi presenti che venivano evacuate dagli edifici e allontanate dalla zona».

