Pineta, la scoperta degli esperti: «Stanno nascendo nuove piante»

Riunione in Comune con un gruppo di tecnici per esaminare la situazione e preparare un progetto Domani mattina è previsto un sopralluogo. Gli agronomi: «Sono già spuntati numerosi germogli»
PESCARA. La Pineta dannunziana, distrutta in gran parte dall’incendio del primo agosto scorso, sta piano piano rinascendo. A due mesi dal rogo, sono già spuntati i primi germogli in mezzo alla cenere, ossia piantine alte fino a 60 centimetri. Lo hanno rivelato ieri mattina gli agronomi che hanno preso parte al vertice in Comune, convocato dal sindaco Carlo Masci per mettere a punto un piano strategico per far tornare la Pineta com’era prima dell’incendio. Per domani è previsto un nuovo sopralluogo.
Alla riunione erano presenti, oltre a Masci, il vice sindaco e assessore al verde Gianni Santilli, il gruppo di esperti nominati dal primo cittadino, Nevio Savini (generale in pensione dei carabinieri forestali), Dario Febbo (ex direttore del Parco nazionale d’Abruzzo e del Parco Gran Sasso Monti della Laga) e Gianfranco Pirone (già professore ordinario in Ecologia vegetale e geobotanica all’università dell’Aquila), i rappresentanti delle associazioni ambientaliste Wwf, Legambiente e Ambiente e vita. C’erano inoltre il gruppo di ascolto composto da esponenti della società civile, tra questi Gianni Melilla e Piergiorgio Landini, i tecnici e i dirigenti del Comune che si occupano di verde. Alla riunione ha preso parte anche Giampiero Di Plinio, docente universitario e giurista, che ha illustrato gli aspetti legati alle norme in materia e delineato il perimetro di legge entro il quale ci si potrà muovere.
I tre esperti hanno illustrato una relazione sulla situazione attuale all’interno della Pineta bruciata, ossia i comparti 3, 4 e 5. «Il primo mese e mezzo di lavori», hanno spiegato, «lo abbiamo dedicato ad incontri e sopralluoghi utili ad acquisire tutte le informazioni necessarie, indicando una scaletta di priorità: rimozione dei rifiuti e, in particolare, di rami, arbusti e rovi bruciati; eliminazione dei ruderi; l’avvio di un monitoraggio costante del recupero spontaneo che le specie della macchia mediterranea, comprese conifere e latifoglie, stanno già mettendo in atto».
Da qui, dunque, la buona notizia dell’inizio della rinascita del verde. «La rinascita delle piante, pur in un ambiente reso spettrale dalle fiamme, è già in atto», ha detto Pirone, «questo è dovuto al fatto che questo ecosistema ha già acquisito nel suo dna la capacità di reagire anche dopo aver subìto traumi distruttivi». «Lo abbiamo visto», ha aggiunto, «anche per il prugnolo, la roverella, il leccio, il mirto, l’alloro e il pino d’aleppo, che ha una strategia riproduttiva diversa dagli altri pini. Abbiamo visto le gemme dormienti germogliare e dare vita a piantine, in alcuni casi, già alte 60 centimetri».

