Pineta, saranno abbattuti 70 alberi lungo i sentieri

12 Dicembre 2018

Contrassegnati da punti blu, sono vittime dei funghi o delle falde acquifere È il primo risultato del monitoraggio effettuato dagli esperti su 627 piante

PESCARA. Sono attualmente 70 gli alberi, su 627 monitorati finora, prevalentemente pini d'aleppo, che dovranno essere abbattuti nella riserva dannunziana di Porta Nuova che rimarrà chiusa al pubblico di sicuro fino alla fine dell’anno, forse anche oltre.
Gli alberi da tagliare, alti più o meno una quindicina di metri l'uno, sono contrassegnati sulla corteccia da due punti blu disegnati da una speciale vernice. Sono malati, attaccati dai funghi saprofiti o morti «asfissiati» dalle falde acquifere del sottosuolo.
Le piante, pini soprattutto, (ma del patrimonio arboreo della riserva fanno parte anche querce, olivi e palmette che crescono accanto ai pini con i semi depositati dagli uccelli in volo) scorrono lungo il limitare dei sentieri e dei percorsi vita, molto frequentati dagli sportivi e dovranno essere decapitate perché potrebbero mettere a repentaglio l'incolumità dei passanti. Si dovrà decidere, una volta recisi, quale specie di piante rimettere a dimora, di sicuro latifoglie come farnie, olmi, frassini, aceri, ontani .
È il primo risultato del monitoraggio di 627 piante (su complessive 4500 dell'area verde che si affaccia sul mare) a rischio, effettuato dagli agronomi pescaresi e dagli arboricoltori arrivati da Viterbo, incaricati dal Comune (dopo il crollo del pino nella riserva verso la metà di ottobre e una serie di alberi caduti lungo le vie della città) di controllare la stabilità di una gran parte del patrimonio arboreo della pineta divenuta riserva nel 2000, la cui gestione passò l’anno successivo dalla Provincia al Comune Le indagini, avviate a metà novembre, proseguiranno ancora nelle prossime settimane. Ma il 21 dicembre saranno resi i noti i risultati di una prima tranche dei rilievi condotti visivamente e con costose e sofisticate strumentazioni, dalle trazioni, alle tomografie, ai carotaggi. Ieri, i monitoraggi sono proseguiti a cura degli agronomi dell'Ordine provinciale agronomi e forestali guidato da Matteo Colarossi e da Rocco Sgherzi, viterbese, laureato in Scienze forestali, arboricoltore e curatore dei parchi del Foro italico nelle aree capitoline. Ogni albero richiede almeno un paio d'ore per essere analizzato dai computer degli esperti, tra cui l'agronomo pescarese Carlo Massimo Rabottini, che riportano graficamente gli indici di salute delle piante, che non devono mai superare il limite di 25 centesimi di grado. Sui monitor è scritto 11, quindi una delle piante esaminate, gode di buona salute e può affrontare anche la furia del vento a 140 km orari.
Il comparto di via Scarfoglio, ieri mattina, brulicava di uomini che si arrampicavano alle funi in trazione (un test può costare fino a 600 euro) che controllavano le sequenze sugli apparecchi, che srotolavano enormi catene. Una volta terminati i monitoraggi, le panchine, i cestini, le fontanelle, saranno spostate dalle aree interdette al pubblico (tra queste sono compresi i frequentatissimi sentieri dell’amore) e trasferite in quelle fruibili. Posto che «una riserva non dovrebbe essere accessibile al pubblico, quest’area è sofferente, legata alla falda acquifera responsabile dei crolli. Ci sono piante che affogano e muoiono quando si formano conche d’acqua» commenta Sgherzi.
Le piante intorno ai sentieri saranno tutte messe in sicurezza. Ce ne se sono due centenarie che godono di buona salute, altre che pendono quasi a terra ma non sono a rischio decapitazione perché sane e altre che dovranno essere tagliate perché le fronde hanno ormai superato i confini del laghetto e sono pericolose per i passanti.
L’agronomo Colarossi sostiene che la riserva debba tornare ad essere parco e conferma di «non essere favorevole all’evoluzione naturale, le piante cadute e rimaste a terra potrebbero essere rischiose per gli incendi».