«Più forti del Covid: e ora l’Europa»

14 Gennaio 2021

Il fondatore Di Cosimo fissa gli obiettivi: vogliamo che i soldi degli abruzzesi restino qui

Antonio Di Cosimo, quali obiettivi a medio e lungo termine?
«Incrementare il Pil abruzzese del settore alimentare, evitando di affidarci ai colossi internazionali della vendita online, facendo in modo che i soldi degli abruzzesi restino in questa regione. Vogliamo poi estendere il raggio di azione il prossimo anno in Francia e in Spagna, tra due anni in Germania e nel Nord Europa. Abbiamo l’ambizione di diventare un brand nazionale, sul quale hanno investito Mediaset e il gruppo Intesa, un punto di riferimento per il futuro perché siamo consapevoli che il comparto alimentare traina il turismo e l’intera economia di un territorio».
Lei guarda al futuro con ottimismo, nonostante le previsioni economiche fosche: da che cosa deduce che la crisi possa essere un’opportunità?
«Con la crisi abbiamo capito che bisogna fare di necessità virtù e uscire dalle nostre zone di confort. Le più grandi vittorie si hanno dopo sconfitte cocenti, nascono dalla grinta e dalla voglia di riscatto. Io sono sempre positivo, nei miei uffici c’è l’immagine di Einstein con la famosa frase che la crisi porta progresso, creatività, fa sorgere l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Solo in un momento di crisi i sistemi possono evolversi e dare il meglio di sé, altrimenti ci si appiattisce».
Su che bisogna puntare?
«Sulla tecnologia e sull’innovazione. Stiamo mettendo in campo delle macchine speciali, dei robot, in grado di occuparsi in perfetta autonomia delle diverse fasi della movimentazione delle merci, gestite però da remoto da operai-sistemisti. In questo modo si evitano ai magazzinieri i lavori pesanti, che possono avere ripercussioni sullo stato di salute e costi sociali impattanti per il sistema sanitario. Così invece liberiamo tempo per pensare, per far germogliare la creatività, passando dall’homo faber all’homo sapiens. In questo switch generazionale è stato fondamentale l’apporto dei miei due figli, Matteo e Marco, che con le loro competenze stanno rivoluzionando il mondo della logistica in un’ottica di ecosostenibilità e risparmio energetico».
Che cosa le manca di quella piccola officina degli anni 80 da cui è partito tutto?
«Mi mancano le mani sporche, quando andavo di persona da un cliente e, per riparare una macchina, dovevo metterci le mani. Il contatto diretto, ma la soddisfazione di risolvere problemi pratici che la tecnologia non può darti. Il consiglio che mi sento di dare è di fare squadra sempre, perché da soli non si va da nessuna parte: Maradona da solo può vincere una partita, ma non il campionato». (y.g.)