Più risorse per scuole e sanità: scoppia la protesta dei lavoratori

Stamattina scendono in piazza gli operatori sanitari Fials, nel pomeriggio il mondo dell’istruzione A Governo e Regione chiedono più attenzione e trattamenti economici in linea con l’Europa
PESCARA. È arrivato il momento della protesta: dopo l’emergenza sanitaria, dopo le misure economiche governative varate in fretta per frenare la crisi, oggi in tutta Italia il mondo della scuola e gli operatori sanitari scendono in piazza per manifestare tutta la loro preoccupazione per un futuro lavorativo difficile e incerto e per chiedere maggiore attenzione da parte del Governo e della Regione.
LA PROTESTA
DEGLI OPERATORI SANITARI
La giornata di protesta parte in mattinata, con una “maratona” di manifestazioni a livello regionale, a cadenza mensile, che si concluderà con una grande manifestazione nazionale davanti a Palazzo Chigi: a organizzarla è la Fials per esprimere la profonda delusione degli operatori sanitari che, dopo essersi impegnati a costo di grandi sacrifici personali nell’affrontare l’emergenza da Covid-19, si sentono ora dimenticati dalle istituzioni.
I lavoratori si attendevano, si legge in una nota della Fials, «una politica coesa del Governo e della nostra Regione nel concedere risorse economiche di consistente “premialità”». Per l’Abruzzo, con i decreti “Cura Italia” e “Rilancio” sono stati stanziati quasi 10 milioni di euro, usati soprattutto per incrementare i fondi contrattuali della sanità pubblica e far fronte alle spese sostenute nella fase pandemica e solo per la parte residuale, secondo la Fials «del tutto insufficiente», per la premialità verso gli operatori sanitari. E la Regione sarebbe stata ancora meno prodiga.
Gli operatori sanitari si ritroveranno alle 9 davanti alla Regione, in piazza Alessandrini a Pescara, per chiedere interventi strutturali per un rilancio della sanità pubblica «che passi attraverso il riconoscimento professionale ed economico dei suoi professionisti e dipendenti».
L'obiettivo è quello di ottenere un rinnovo del contratto nazionale per il triennio 2019-2021 che abbia come fondamento un trattamento economico in linea con le retribuzioni europee. Stimolando la Regione, si legge nella nota, «a utilizzare le risorse del decreto “Rilancio” per aumentare negli ospedali i posti letto di terapia intensiva e sub intensiva, per investire sulla sanità territoriale, sull’infermiere di famiglia e sugli assistenti sociali». Investimenti strutturali da utilizzare anche nell’acquisto di nuovi strumenti, dagli ecografi alle tac, dai laboratori di analisi fino all’uso dei robot.
La preoccupazione della Fials è che, dopo le difficili condizioni lavorative subite durante l’emergenza Covid, «che rasentano lo sfruttamento della precarietà», non si debba assistere al licenziamento degli operatori assunti. «Necessita un piano straordinario di assunzioni, con il necessario reintegro degli organici dopo i decennali tagli», ribadisce l’organizzazione sindacale nel documento. Che si conclude con una riflessione amara: «non possiamo pensare di investire sulla Sanità e sul sistema Paese senza dare il giusto riconoscimento economico e professionale» ai professionisti della sanità.
Le altre manifestazioni si terranno il 24 luglio, il 10 settembre e il 19 ottobre.
IN PIAZZA AL GRIDO
“PRIORITÀ ALLA SCUOLA”
Dello stesso tenore anche la mobilitazione organizzata, sempre a livello nazionale, dal mondo dell’istruzione al grido di “Priorità alla scuola”. La manifestazione, alla quale hanno aderito 48 organizzazioni, sindacati, associazioni è in programma in sessanta diverse città italiane, tra cui anche Pescara: l’appuntamento per insegnanti, genitori, studenti, organizzazioni sindacali e associazioni è per stasera alle 18,30 in piazza Sacro Cuore.
Alla base della mobilitazione c’è la richiesta al Governo di una fetta maggiore di risorse da destinare al settore della Scuola per l'assunzione di nuovo personale, per la riduzione del numero di alunni in ciascuna classe e per la realizzazione di misure concrete per l'edilizia scolastica. Richieste che già erano state poste, durante la fase più acuta della pandemia, anche da Rifondazione comunista, che insieme ai Giovani comunisti/e sostiene la protesta.
«Ricordiamo», afferma il partito in un comunicato diffuso ieri, «che la media di spesa per studente dell’Unione Europea è molto più elevata di quella italiana e che le cifre stanziate per la scuola pubblica nel decreto Rilancio sono decisamente insufficienti».
Al Governo, i manifestanti ribattono punto per punto, chiedendo misure urgenti che restituiscano sicurezza alle scuole e il rilancio costituzionale del sistema. E precisamente: un punto di Pil in più di risorse per le scuole e le università, per portarle vicino alla media europea; almeno 3 metri quadri di spazio a disposizione per ogni alunno e un numero che non superi i quindici studenti per classe, da ottenere anche con il reperimento di tutti gli spazi disponibili, compreso il recupero degli edifici abbandonati. Poi, un piano straordinario di edilizia scolastica, con la messa a norma degli edifici e la creazione di spazi per tutte le attività scolastiche, dalle palestre alle mense, dalle biblioteche ai laboratori. E ancora, l’assunzione del personale docente e Ata necessari per l'aumento del numero delle classi.
«Altro che banda larga,» conclude la nota di Rifondazione: «per ripartire con scuole in sicurezza c’è bisogno di aule larghe».
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