Pochi giorni fa salvata una bimba di 4 anni

23 Giugno 2016

I precedenti: bagnini decisivi a Pescara e Francavilla. Nel 2014 a San Salvo morì un bambino di tre anni

PESCARA. Per molti bambini il mare è una specie di calamita. Impossibile stare lontano dalle onde, impossibile non giocare in acqua e resistere al divertimento del mare. Ma quelle onde possono essere pericolose, se non letali, e lo raccontano le emergenze scattate in Abruzzo negli ultimi anni, alcune delle quali si sono concluse nel peggiore dei modi.

Senza andare troppo indietro nel tempo solo pochi giorni fa, sulla riviera sud di Pescara, una bambina di 4 anni è stata tratta in salvo dopo essere finita in acqua, mentre si trovava sulla riva. È bastato poco, pochissimo, per farle ingerire molta acqua. Il corpo è stato notato da un bagnino, Elio D’Arcangelo, che ha fatto scattare i soccorsi e, nonostante la grande paura di quei minuti, la piccola è stata salvata. L’hanno assistita prima in spiaggia, poi in ambulanza e quindi in ospedale, dove le sue condizioni, apparse inizialmente critiche, sono migliorate con il passare delle ore. Stesso panico l’anno scorso, pochi chilometri più a sud, a Francavilla, dove una bambina di due anni ha rischiato di annegare mentre stava giocando in acqua con il fratello di 6 anni e altri bambini. Anche per lei è bastato un attimo. È stato provvidenziale l’intervento di un soccorritore per recuperare il corpicino e scongiurare il dramma: un bagnante l’ha notata con la testa sott’acqua e l’ha tirata fuori, dopodiché un’infermiera l’ha assistita, prima dell’arrivo dell'ambulanza e del trasporto in ospedale. Tragedie scampate, per fortuna, che hanno provocato momenti di buio totale tra chi ha assistito a questi episodi e, ancor più, tra i parenti di questi bimbi, che hanno temuto il peggio.

Vere e proprie sciagure, invece, per chi non ce l’ha fatta, ed è stato strappato via alla vita troppo presto, mentre era in acqua a divertirsi: aveva solo tre anni e mezzo il piccolo Tomas, annegato nel 2014 nel mare di San Salvo. È caduto in mare, ha ingerito molta acqua e quando un bimbo si è accorto che il piccolo era in difficoltà ha lanciato l’allarme, ma per lui non c’è stato nulla da fare. Inutili i soccorsi, per via della gran quantità di acqua finita nei polmoni. Era più grande, quindi più cosciente dei pericoli che il mare nasconde, il 16enne marocchino residente a Campli morto sempre nel 2014 a Giulianova, durante una gita con gli amici: si è sentito male, forse per via di una congestione, mentre era al limite delle acque sicure e si è accasciato in acqua. Sono stati quelli gli ultimi istanti della sua vita. Ha visto morire il papà in acqua, invece, un 24enne che l’anno scorso stava pescando nel fiume Sangro con il padre, piccolo imprenditore edile di Torino di Sangro: la corrente li ha travolti, il padre si è lanciato per salvare il figlio ma il corpo, appesantito dagli stivali che si sono riempiti d’acqua, è stato trascinato a largo ed è annegato.

Flavia Buccilli

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