Pochi medici no-vax e solo per necessità

Grimaldi: da noi finora nessun provvedimento disciplinare
L'AQUILA. In Abruzzo pochi medici no vax e per necessità. Finora non è stato applicato alcun provvedimento disciplinare legato alla decisione, da parte dei sanitari, di rifiutare la somministrazione del vaccino anti-Covid. L'Abruzzo è in controtendenza rispetto a regioni come Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Sicilia e Puglia dove il numero degli operatori non vaccinati è elevato e, in alcuni casi, arriva anche al 10%. Da noi, la percentuale risulta prossima allo zero.
A parlare è una voce autorevole, per mesi in prima linea, in corsia, nella gestione dell'emergenza coronavirus: il professor Alessandro Grimaldi, primario del reparto di Malattie infettive dell'ospedale San Salvatore dell'Aquila, professore incaricato di Malattie infettive dell'Università e segretario regionale dell'Anaao, l'associazione dei medici dirigenti ospedalieri. «La vaccinazione», dice, «è fondamentale. Nel caso del Covid come del vaiolo o della poliomelite. I vaccini hanno fatto fare un balzo in avanti alla società e sono più che mai indispensabili».
ABRUZZO PRO VAX. «Quella dei negazionisti o di chi rifiuta il vaccino è una problematica difficile da affrontare», dice Grimaldi, «quando la salute pubblica e la sua tutela si intrecciano con le libertà individuali diventa un problema serio, come il tema dell'aborto o del fine vita. Bisogna armonizzare le posizioni, ma ciò che deve prevalere, in ogni caso, è l'interesse della comunità. E, in questo momento, è prioritario che venga salvaguardata la salute della popolazione e degli operatori sanitari».
«In Abruzzo, come nel resto del Paese, c'è una frangia di medici no vax, che sono scettici sugli effetti positivi dei vaccini, ma al momento provvedimenti disciplinari non ne sono stati presi: è stata messa in atto una politica che ha cercato di indurre alla vaccinazione», evidenzia il segretario dell'Anaao, «e i numeri ci danno ragione: i contagi tra i sanitari, con l'avvio della campagna vaccinale, si sono ridotti sensibilmente».
ASSENTI GIUSTIFICATI. «Coloro che non si sono vaccinati lo hanno fatto, per lo più, per motivi di salute documentati», spiega Grimaldi, «di base avevano delle patologie che potevano consigliare estrema prudenza».
Il messaggio è chiaro e inequivocabile: chi può deve vaccinarsi. «Con una pandemia in corso deve prevalere il benessere della collettività», il monito di Grimaldi.
Per i medici che rifiutano il vaccino c’è la possibilità che arrivi la sospensione dall’attività professionale in base al decreto legge 44 del 1° aprile 2021. La sospensione vale finché il medico o l’infermiere non farà la vaccinazione anti-Covid che, comunque, va effettuata entro il 31 dicembre prossimo. È l’azienda sanitaria ad accertare la mancata vaccinazione e a trasmettere la comunicazione al datore di lavoro e agli Ordini professionali.
NO NEGAZIONISTI. «Si può comprendere chi ha qualche remora per motivi di salute, ma non il negazionismo», sottolinea Grimaldi, «abbiamo un virus che ha fatto milioni di morti. Siamo praticamente in guerra. Negare è impossibile, fermo restando che arrivare alla limitazione della libertà personale è sempre estremo e doloroso. Ma per il ruolo che rivestono i medici, la libertà individuale cede il passo al bene collettivo. Il medico che non si vaccina può mettere a rischio la sua salute, quella dei colleghi e dei pazienti. La campagna vaccinale, nel caso di una pandemia come quella che stiamo attraversando, è fondamentale e deve procedere a ritmo serrato, soprattutto tra il personale sanitario».
La cartina di tornasole è la variante Delta. «Coloro che hanno fatto una sola dose di vaccino sono meno protetti rispetto a chi ha completato il ciclo vaccinale», conclude Grimaldi, «quello che accadrà a settembre-ottobre dipenderà dalla velocità con cui riusciremo a vaccinare buona parte della popolazione, soprattutto i soggetti più vulnerabili».

