Politica come vocazione civile L’avvocato gastronauta sedotto dal Pd di Veltroni

9 Giugno 2014

Figlio del giudice assassinato dai terroristi di Prima Linea nel 1979 a Milano Il primo cittadino è stato assessore nella seconda giunta comunale D’Alfonso

PESCARA. Dal Barbiere di Siviglia di Rossini, ispiratogli dall’interesse per la musica classica che aveva il nonno materno, alla musica pop di Paolo Conte, il suo cantautore preferito, di Dalla, Battisti e Capossela; dalla grande letteratura americana, come quella di Philip Roth, o la poesia di Baudelaire, ai fumetti di Alan Ford e Tex Willer, passando per Topolino e Asterix («il primo me lo comprò mio padre», ricorda sempre). Per non parlare di un andirivieni tra una citazione, in lingua originale, di un passaggio di un discorso di Churchill, e un refrain di De Gregori. Insomma, traslando da quello che il politologo Otto Kirchheimer chiamava «catch-all party», «partito pigliatutto», il nuovo sindaco di Pescara, Marco Alessandrini, 44 anni a Natale, del Partito democratico, a cui ha aderito nel 2008, è una crasi dell’«alto» e del «basso», in grado di intercettare politicamente le istanze di tutti i tipi. Un sindaco dunque à la page, se è vero che oggi il mainstream dominante è quello che il filosofo Giulio Giorello ha ribattezzato «Pop- Sofia». Un sentire popolare, pertanto, quello di Alessandrini, non solo espresso - dopo aver pubblicato diversi articoli scientifici, relativi al diritto, su riviste specializzate -, nel libro gastronomico «2010-2013. Un viaggio», con lo pseudonimo Zagat, ma anche confermato nell’annunciare che nei futuri anni da primo cittadino non perderà «l’umanità». E che dunque continuerà a farsi vedere «nelle osterie per qualche boccale di birra o di vino», uniti, naturalmente, ai suoi inseparabili sigari (i «Churchill», ovvio).

Insomma, Alessandrini, «con simpatie juventine, squadra della quale era tifoso mio padre», appassionato di calcetto e di basket, nonché anche podista rivierasco, si presenta come il sindaco simil vicino della porta accanto, con la grande eredità che si porta dietro.

Poiché quel papà che gli ha comprato per primo un albo di Asterix, e che l’ha introdotto alla Juventus, è il magistrato Emilio Alessandrini, figura di spicco nella lotta all’eversione terrorista negli anni di piombo, assassinato il 29 gennaio 1979, a Milano, dai terroristi di Prima Linea, quando Alessandrini jr aveva solo otto anni.

Un evento tragico da un punto di vista personale, che sul piano pubblico lo porta ad essere un testimone nazionale (anche insieme con altri figli di personalità uccise dal terrorismo, come Mario Calabresi, Benedetta Tobagi, Umberto Ambrosoli e Giuseppe Galli), sia per quanto riguarda la memorialistica, sia la legalità («Chissà, forse un giorno scriverò un libro su quegli anni», riflette ogni tanto).

Perciò, molto dopo aver viaggiato tanto con la mamma (Stati Unti, Africa e Asia), aver presa la maturità a Pescara al liceo classico D’Annunzio (1989), aver conseguita la laurea in giurisprudenza all’università Statale di Milano (nel 1995, con una tesi su «I criteri di esercizio dell’azione penale negli Stati Uniti e in Italia»), aver superato l’esame di abilitazione forense (Alessandrini è avvocato dal 2000 e «cassazionista» dall’anno scorso), aver lavorato per un anno a Milano, essere stato nominato cultore della materia presso la cattedra di Diritto privato del professor Osvaldo Prosperi all’università d’Annunzio di Pescara, ed essersi sposato con Mariela (nel 2005), «esordisce» davanti a una platea nazionale nella trasmissione televisiva Ballarò, nel 2008, in una puntata con Mario Calabresi e Benedetta Tobagi.

Da lì, sempre in giro per l’Italia, passando per altri incontri televisivi, come in Servizio pubblico di Michele Santoro, parlando di giustizia.

Giustizia che Alessandrini esercita in uno studio associato, in via Misticoni, insieme col suo amico di sempre, nonché anch’egli figlio di magistrato, Nicola Spinaci.

Ma il 2008 è anche l’anno della svolta politica, per Alessandrini, poiché s’iscrive per la prima volta ad un partito politico: il Partito democratico di Walter Veltroni, sorto l’anno prima.

In precedenza, infatti, per l’attuale sindaco, «uomo di sinistra e cattolico, con una religiosità laica verso le istituzioni», come si autodefinisce forse pensando a Rousseau, prima del 2008 non si registrano particolari preferenza politiche. «Il mio primo voto», racconta lui, «ricordo di averlo dato ai Verdi, alle elezioni europee del 1989», fa sapere, «anche se la politica l’ho sempre seguita».

Se non una fiammata, che però non ha nessun colore, nel 1992. È l’anno in cui scoppia Tangentopoli, e, a sostegno dei magistrati di «Mani pulite», partecipa, quando era ancora studente universitario, ai cortei meneghini scandendo «Di Pietro, Colombo, andate fino in fondo».

Studi, dunque, amici, lavoro, niente politica diretta e, intramezzato, il ritorno a Pescara, dov’è nato, nel 2001 («Un atto d’affetto verso la città, che reputo un luogo fantastico per vivere. Mentre con Milano ho un rapporto difficile», ha confidato).

Anno fatidico, quel 2008, perché Alessandrini, dopo la rielezione di Luciano D’Alfonso a sindaco, non solo diventa consigliere comunale, ma anche assessore alle Politiche giovanili, avocando a sé diverse altre deleghe (tra l’altro diventa anche presidente della commissione Statuto). Ma l’esperienza è però breve, poiché la seconda giunta D’Alfonso cade dopo pochi mesi per via dell’arresto (ai domiciliari, «scarcerato», e poi assolto in primo grado) dell’allora primo cittadino.

Un bivio, però, per Alessandrini, in quanto sale alla ribalta cittadina. L’anno successivo, infatti, nel 2009, viene candidato dal centrosinistra come candidato a sindaco e dunque come sfidante del sindaco che ha battuto ieri, Luigi Albore Mascia, il quale, il 7 giugno, lo supera sin dal primo turno (54,49% contro il 37,52% di Alessandrini).

Seguono cinque anni da consigliere, criticati però dal centrodestra («Alessandrini», hanno accusato alcuni, come il presidente della provincia Testa, altro sfidante a sindaco due settimane fa, «non si è intestata nessuna battaglia politica»).

Fino al trionfo il trionfo di ieri.

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