Politica meno costosa e Parlamento snello
PESCARA. I sostenitori della riforma costituzionale, con in testa il Movimento 5 Stelle, indicano essenzialmente due motivazioni: la riduzione dei costi della politica e la convinzione che un...
PESCARA. I sostenitori della riforma costituzionale, con in testa il Movimento 5 Stelle, indicano essenzialmente due motivazioni: la riduzione dei costi della politica e la convinzione che un Parlamento con meno deputati possa essere più “snello” ed efficiente nel suo funzionamento.
I COSTI
Tradizionale cavallo di battaglia dei fautori del “sì”, il taglio dei costi: la riduzione del numero dei parlamentari si tradurrebbe, per loro, in un risparmio per lo Stato di 500 milioni di euro a legislatura (100 milioni all’anno).
LA RAPPRESENTATIVITÀ
Altra tesi a sostegno dei promotori della riduzione è il secondo posto per numero di eletti occupato, con i nostri 951 parlamentari, a livello europeo. Con il taglio, si riuscirebbe comunque a garantire la rappresentatività con un parlamentare ogni 100.000 elettori, in proporzione più di quelli eletti in Germania (rapporto 1 a 117mila), Francia (1 a 116mila), Regno Unito e Stati Uniti.
I GRUPPI PARLAMENTARI
Il taglio servirebbe a eliminare la frammentazione dei gruppi parlamentari, che per i riformisti non rappresentano le forze politiche del Paese ma solo gruppetti interessati a mantenere la poltrona.
L’ASSENTEISMO
La riforma metterebbe anche fine al fenomeno dell’assenteismo, con il 30% dei parlamentari che diserta una votazione su tre.
LA TRASPARENZA
Per i fautori del “sì” ridurre il numero degli eletti renderebbe più trasparenti comprensibili i dibattiti e le decisioni senza intaccarne la qualità e renderebbe più “controllabili” e comprensibili la loro azione.
In caso di vittoria del “sì”, la riforma non sarebbe immediatamente in vigore: andranno ridisegnati i collegi elettorali e le norme che regolano l'elezione del presidente della Repubblica. A seguire, lo scioglimento delle Camere e nuove elezioni.
Attualmente, oltre al M5S, è schierato per il “sì”, ma senza compattezza assoluta, il Pd. Anche la Lega è ufficialmente schierata per il “sì”, visto che la Legge era passata in Aula anche grazie al suo voto, ma tiepidamente. Più convinto appare Fratelli d’Italia, mentre Forza Italia non si schiera apertamente e lascia libertà di voto, come anche Italia Viva.(s.d.n.)

