Polizia in borghese nei locali della movida

Dopo l’arresto di domenica, i controlli vanno avanti per scovare chi spaccia. Cocaina e cannabis le droghe più richieste
PESCARA. Si muovono in borghese. Si mischiano tra i giovani che affollano locali e i luoghi della movida, come se fossero interessati anche loro a trascorrere qualche ora tra gli amici, magari sulla riviera. E invece sono poliziotti in borghese, uomini della squadra mobile, che si spostano nelle zone più calde del divertimento per scovare chi spaccia droga. I servizi estivi hanno già portato all’arresto di un 32enne, che domenica pomeriggio è stato sorpreso in uno stabilimento balneare mentre stava cedendo cocaina a due giovani che, probabilmente, l’avrebbero consumata insieme a un terzo amico mentre nel locale c’era una festa con centinaia di persone. Per lo spacciatore, che si muoveva dicendo «Serve qualcosa?» e aveva anche droga sintetica e denaro, l’affare è saltato dopo l’intervento della Mobile, sollecitata ad eseguire un controllo dai titolari della struttura. Servizi di questo genere proseguiranno per il resto della stagione nei posti più frequentati, anche sulla base di informazioni già acquisite.
Nello stesso tempo la Mobile, diretta da Dante Cosentino, non abbassa la guardia neppure nei posti di smercio storici della città, come Rancitelli.
Quello della droga è un mercato in continuo cambiamento, e in questo momento la sostanza più gettonata è la cocaina, oltre alla cannabis. Se un tempo la cocaina era destinata a pochi e veniva definita la “droga dei ricchi”, ora il prezzo al consumatore si è abbassato notevolmente e reperire le dosi è più semplice. Il cosiddetto “quartino”, cioè un quarto di grammo, può essere acquistato a cifre che oscillano tra i 15 e 30 euro mentre in passato si arrivava a 50 euro. Appare consistente anche il consumo di canapa, la cui diffusione cresce e riguarda sempre di più i giovanissimi, cioè i minorenni, anche se non esistono dati statistici a livello locale perché «da alcuni anni non vengono realizzate indagini epidemiologiche», come fa notare Pietro Fausto D’Egidio, il medico pescarese che presiede la Federazione italiana degli Operatori dei dipartimenti e dei servizi delle Dipendenze (Federserd). Pochi giorni fa D’Egidio, in Parlamento, ha sottolineato uno dei «moltissimi» problemi registrati dagli operatori del settore, cioè «la commercializzazione di prodotti con bassi contenuti di cannabinoidi». La vendita dei cosiddetti “spinelli light”, disponibili nei negozi che si stanno diffondendo in Italia, è stata stigmatizzata di recente dal Consiglio superiore di sanità e D’Egidio commenta che queste attività «normalizzano l’uso di cannabinoidi». Il rischio è di andare incontro a «una forma lenta di inserimento» di queste sostanze nel nostro vivere. Ma dietro c’è la consapevolezza, per D’Egidio, che «la legalizzazione uccide».
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