Ponte Risorgimento, dai bastioni riaffiorano le scritte di 70 anni fa

Amministrazione comunale e Soprintendenza hanno fatto ripulire le lettere scavate nella pietra Sono frasi dedicate a Ferrante e Vittoria Colonna. Il sindaco: «Riemerge un altro pezzo di Pescara»
PESCARA. «Al suo condottiero Francesco Ferrante». «Alla sua castellana Vittoria Colonna». E sono due. Dai muri dei bastioni riaffiorano pezzi di storia legati a Francesco Ferrante D’Avalos, marchese di Pescara, morto nel 1525, dilaniato anche dai postumi delle ferite riportate in battaglia, e alla sua bellissima e colta sposa, Vittoria Colonna, scomparsa nel 1547, all’età di 57 anni. L’operazione di restauro è stata voluta dal sindaco Carlo Masci che con una serie di interventi, effettuati dall’amministrazione comunale con la Sovrintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, ha già riportato alla luce la necropoli del campo Rampigna, la fortezza cinquecentesca e il mosaico romano.
E adesso, sulle pareti di due dei quattro bastioni alla base del ponte Risorgimento, che collega piazza Unione a corso Vittorio Emanuele, riemergono, grazie a una sapiente opera di ripulitura e pittura delle lettere scavate nella pietra, le epigrafi dedicate a Ferrante promesso sposo di Vittoria già all’età di 6 anni, (il matrimonio a Ischia il 27 dicembre 1509) realizzate nel 1949, «probabilmente da Luigi Polacchi», poeta e scrittore pescarese scomparso nel 1988, «sbagliando o esagerando nella descrizione degli eventi» secondo lo storico Licio Di Biase che prosegue: «Si tratta comunque di un messaggio, per chi visita Pescara, dell’esistenza di una storia antica e complessa. Plauso alla sensibilità del sindaco e all’amministrazione per aver voluto questo recupero. Ora si lavori per intitolare ai D’Avalos la parte del galoppatoio e del comparto 2 della pineta dannunziana». Masci: «Quelle scritte nel tempo si sono consumate e io ho voluto, in collaborazione e con la supervisione della Sovrintendenza, che fossero riportate alla luce, come già col Rampigna, la fortezza e il mosaico che sarà esposto al museo delle Genti d'Abruzzo. Con poca spesa, qualche migliaio di euro, l’impresa sta tinteggiando con la vernice scura le incisioni scavate nella pietra che chiunque potrà ammirare, e conoscere così un altro pezzo di storia della città. Entro una settimana i lavori dovrebbero essere completati». Sulle pareti del primo bastione recuperato, si legge: «Al suo condottiero Francesco Ferrante D’Avalos, marchese di Pescara, che operò col giovane genio dei sommi guerrieri, sposo di Vittoria Colonna, capo supremo di Carlo V, fe' prigione Francesco I nella battaglia di Pavia suo capolavoro ricusò il baleno della corona reale. Pescara che seppe in ogni secolo i fieri urti di guerra. P.S. MCMXLIX».
Nel secondo, riaffiorato da poche ore, è inciso: «Alla sua castellana Vittoria Colonna, de l’eterno ideale muliebre modello gentile, della fede in Dio, della fedeltà santa d’amore poetessa severa. Della titanica michelangiolesca amicizia suggestivo sorriso. La moderna Pescara sul patrimonio della sua vetusta istoria risorgente e fiorente. P.».
Nel suo libro “Storia dei D'Avalos” Mariano Marrone scrive: «Fiaccato nel fisico per i lunghi disagi patiti e per le ferite riportate in tanti anni di guerre, Ferrante, fece pervenire alla moglie l’invito a raggiungerlo a Milano. La fedele Vittoria si mise in viaggio, ma a Viterbo fu raggiunta dalla notizia della morte del marito, su cui aleggia il sospetto che fosse stato avvelenato per ordine di Carlo V».

