Portate in salvo 40 suore: il fuoco ci veniva addosso

Le religiose soccorse insieme con decine di anziani e disabili: «È stato un incubo» La disperazione del titolare di un’autodemolizione: in cenere 49 anni di sacrifici
PESCARA. Dolore, disperazione e tanta rabbia negli occhi di chi in un attimo ieri ha rischiato di perdere tutto. La casa costruita o acquistata dopo anni di sacrifici, il lavoro e qualcuno anche gli affetti più cari. Per le strade della Pineta e del vicino villaggio Alcyone, scene drammatiche. Uomini e donne con secchi e tubi rimediati qua e là per cercare di salvare le abitazioni mentre le fiamme si avvicinavano; famiglie per strada; figli e nipoti che tentavano di mettere in salvo con qualunque mezzo genitori anziani o disabili. Una quarantina, nel corso del pomeriggio, sono state trasportate nel centro di accoglienza allestito al Pala Becci all’interno porto turistico, coordinato dal 118, dove sono state curate e nel caso accompagnate in ospedale oppure portate, grazie ai volontari della protezione civile e fra questi anche i bagnini della compagnia Lifeguard, negli alberghi e nelle strutture messe a disposizione. Fra le prime ad arrivare al Marina di Pescara, le suore dell'istituto di viale De Cecco. In tutto una quarantina di religiose, tutte anziane, una ventina delle quali sono stati assistite al Pala Becci. Quattro invece, già malate, ricoverate in ospedale.
«Stavamo per andare in chiesa a fare la preghiera delle 15», racconta suor Maria Silvia, «quando dalla finestra abbiamo visto il fuoco che sembrava venirci addosso. Ho anche sentito i ragazzi che gridavano, scappando dal parco vicino, poi scintille di fuoco nel giardino e fiamme sul cancello. Per fortuna, proprio in quegli istanti sono arrivati i vigili e ci hanno portato via».
«Io invece», spiega suor Erminia, «ho sentito il rumore del fuoco e quando ho visto le scintille in giardino, mi sono messa a gridare». «Una scena», aggiunge suor Giustina, «che non potrò mai dimenticare. Ho sentito dei botti forti e poi gli alberi e il cancello che bruciavano». «Tutto», racconta Maurizio Chiacchia, che abita in una villetta di via Polacchi, «è successo in fretta. Io in quel momento mi trovavo in casa. Dalle finestre ho visto il fuoco che era a una certa distanza, poi all'improvviso il cielo è diventato tutto scuro e me lo sono ritrovato in un terreno dietro casa. Subito mi sono preoccupato di allontanare da quell'inferno i miei bambini, i miei genitori e mia suocera disabile. Quindi insieme a dei vicini ho cercato di spegnere le fiamme in giardino. Nell’aria si respirava solo fumo. Un incubo. Spero che chi ha fatto questo, venga preso e punito».
Stessa situazione se non peggiore quella vissuta da Roberta che, appena saputo dell'incendio che stava devastando la zona della Pineta sud, in cui abitano i genitori anziani e allettati, da Francavilla insieme al marito è corsa per metterli al sicuro. «Sono stata avvisata dalle badanti e da quel momento», racconta, «è stata davvero una corsa contro il tempo. Loro abitano al quarto piano di un palazzo in via Scarfoglio. Per fortuna, non abbiamo avuto problemi ad avvicinarci. Quando siamo arrivati c’erano i vigili che cercavano di contenere il fuoco, che era già dietro alla chiesa. Con il cuore a mille, io e mio marito siamo saliti in casa e, nonostante le loro condizioni, siamo riusciti a farli salire in macchina. Subito dopo, ci siamo occupati anche di uno zio disabile e delle badanti. Per fortuna, in quegli istanti le fiamme non erano ancora alte. C’era comunque fumo nero ovunque. Qualcuno ha detto che si sono sentiti in zona anche degli scoppi».
Secondo diverse persone, scoppi provenienti da una vicina autodemolizione. Completamente danneggiata quella di Claudio Ciccone in via Antonelli. Da parte sua, solo amarezza e tanto sconforto: «Ho lavorato una vita», scrive su facebook, « per ritrovarmi con in mano la cenere. Non si può descrivere. Dolore, rabbia, 49 anni di sacrifici andati bruciati».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

