Portati via tra le urla La gente voleva linciarli

LANCIANO. Eccola la pancia della gente. Le viscere, la paura, la rabbia, l’istinto primordiale di vendetta. È tutta sotto all’appartamento di corso Roma l’Italia che giudica, che guarda, che impreca....
LANCIANO. Eccola la pancia della gente. Le viscere, la paura, la rabbia, l’istinto primordiale di vendetta. È tutta sotto all’appartamento di corso Roma l’Italia che giudica, che guarda, che impreca. Un magma indistinto di persone scese in strada assetate di curiosità morbosa, travolte dall’agone mediatico e da una vicenda che ha scosso ognuno nell’intimo, scatenando le reazioni più varie. C’è quello che ha il suo seguito su Facebook e che vuole pubblicare prima degli altri, anche se a scuola c’è un figlio da riprendere. C’è lo studente incuriosito che schiaccia naso e smartphone dietro il vetro di una scuola. C’è la signora con ancora le buste della spesa in mano, che si ferma e per ore dimentica di tutto della sua tranquilla quotidianità, anche lei sconvolta da una vicenda di quelle che si sentono solo in tv, che si vedono nei film. C’è l’anziano che non cede di un millimetro dalla sua postazione, aggrappato al cordone imposto dalle forze dell’ordine e col cellulare alla mano. C’è il forcaiolo, quello che grida con la bava alla bocca «datelo in pasto alla gente», la donna che sentenzia «tanto escono tra dieci giorni» e un’altra che le fa eco e che li «ammazzerebbe tutti» con le sue mani. Tutti hanno lo smartphone, tutti sanno già tutto, le informazioni si rimpallano da un lato all’altro della folla e si gonfiano, dilatano in mille rivoli di sensazioni. Il vicino di casa nell’appartamento del civico 112 di corso Roma ha il suo quarto d’ora e più di celebrità. Ma non sa nulla, non ha visto nulla, non ha sentito nulla, se non i rumori e il via vai di ogni ordine e grado di carabinieri e polizia in quella casa che «ora chissà quanto vale». Al bar nessuno sa niente, «facce nuove» dicono. La speranza di una umanità migliore arriva per bocca di una ragazza poco più che adolescente. «È giusto che gli coprano il viso» – dice mentre attende che scenda l’indagato – «ci deve pensare la giustizia a lui, mica noi».
Daria De Laurentiis
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