Porti, nessuna risposta di Marsilio a Toninelli

20 Giugno 2019

Da maggio il ministero chiede se si vuole andare avanti sull’intesa con il Lazio per il passaggio degli scali sotto l’autorità di Civitavecchia, ma la Regione tace

PESCARA. Da un mese e mezzo il ministero delle Infrastrutture attende che la Regione Abruzzo risponda a una lettera nella quale si chiede al governatore Marco Marsilio se intende confermare l’intesa sottoscritta nel 2016 tra l’allora presidente Luciano D’Alfonso e il collega della Regione Lazio Nicola Zingaretti, per il passaggio dei porti abruzzesi sotto l’autorità di sistema del Mar Tirreno Centro-Settentrinale, ossia sotto Civitavecchia. La conferma da parte del governatore Marsilio, è necessaria, si legge nel documento del dicastero guidato da Danilo Toninelli (che oggi vedrà Marsilio per la questione del commissario Gran Sasso), per «avviare l’iter istruttorio» del passaggio da Ancona a Civitavecchia, poiché D’Alfonso nel frattempo è «cessato dall’incarico» essendo stato eletto senatore della Repubblica. La notizia della lettera è stata data martedì in Consiglio regionale dal capogruppo del Movimento 5 Stelle Sara Marcozzi nel corso di un’interrogazione sul destino di quell’intesa.
«Noi lo ripetiamo da anni», spiega la consigliera dei 5 Stelle, «che questo passaggio è fondamentale per rendere l’Abruzzo protagonista del corridoio Tirreno–Adriatico che porterebbe nella nostra Regione nuovi finanziamenti per lo sviluppo infrastrutturale di cui abbiamo urgente bisogno. Il centrodestra ci ha seguito in campagna elettorale, ha sposato il nostro tema e si è preso un impegno che adesso non sta rispettando. Cercano scuse chiamando in causa la questione Zes (la Zona economica speciale, ndr.). Ci ripetono che attuare lo spostamento la precluderebbe. La realtà è che sono due questioni ben distinte, una non esclude l’altra». La tesi “o Zes o Civitavecchia” è quella sostenuta dall’assessore Mauro Febbo nella risposta all’interrogazione. «Non vogliamo perdere il treno della Zes», ha detto, «anche se il progetto elaborato dal centrosinistra non ci piace. Abbiamo tempo fino a settembre, poi magari si potrà aprire una interlocuzione con i ministeri per andare con Civitavecchia». Marcozzi non è sola a sostenere la tesi. Con lei c’è tutto il mondo produttivo abruzzese: associazioni d’impresa e sindacati; molti sindaci, abruzzesi e laziali, soprattutto delle aree interne. Lasciare Ancona per Civitavecchia, è la tesi di chi sostiene il passaggio di Autorità, significherebbe un cambio di prospettiva per l’intero sistema portuale regionale. Si passerebbe da un porto concorrente (lo dimostra l’inerzia dell’Autorità marchigiana nel portare avanti l’urgente necessità di miglioramento infrastrutturale degli scali abruzzesi) a un porto funzionale allo sviluppo dei traffici Est-Ovest, come spiegato negli studi di Antonio Nervegna ed Euclide Di Pretoro, promotori di questa rivoluzione nella logistica intermodale, di cui l’Abruzzo risulterebbe il baricentro strategico.
Commenta Silvano Pagliuca presidente di Confindustria Chieti Pescara: «E’ urgente e necessario ottenere una conferma sul trasferimento dell’Autorità». Non farlo, aggiunge, «sarebbe una responsabilità storica per chi governa la nostra Regione e pregiudicherebbe il futuro sviluppo dell’economia abruzzese e la costruzione di una piattaforma logistica del Centro Italia. La politica dovrà poi spiegare ai cittadini», continua Pagliuca, «come mai non si è stati in grado di mettere in rete grandi infrastrutture come Autostrade (A24 e A25), Autoparco di Avezzano, Interporto di Manoppello e rete ferroviaria già insistenti sulla direttrice Est-Ovest e praticamente sottoutilizzate. In tale contesto potremmo coinvolgere anche l’Aeroporto per un piano industriale che cominci ad aprirsi anche ai voli cargo per la copertura di un mercato europeo. Anche altre regioni cominciamo a percepire l’interesse a costituire una rete trasversale con investimenti ingenti a carico dei cittadini. In Abruzzo, al contrario, pur avendo una piattaforma logistico-infrastrutturale di rilievo, si continua a tergiversare».
Per Nervegna rinviare la decisione «significa perdere l’opportunità di diventare “i porti di Roma sull’Adriatico” e soprattutto perdere il riconoscimento, da parte dell’Europa, di Corridoio europeo ten-t (di cui la governance con Civitavecchia è precondizione) e favorire la sua ubicazione tra Civitavecchia e Ancona o tra Livorno e Ancona, a discapito del nostro sviluppo e di quello delle nostre aree interne». È proprio sulla speranza di rinascita delle aree interne che conta il sindaco di Sulmona Annamaria Casini, forte sostenitrice del progetto: «Sarebbe fortemente negativo lasciarsi scappare questa importante opportunità», dice, «su questo progetto ho organizzato un proficuo convegno regionale nei giorni scorsi a Sulmona. Stiamo organizzando un altro evento con i sindaci laziali, proprio per puntualizzare e sostenere tutti uniti che agganciarci ai porti di Roma Capitale è una volontà non solo abruzzese». Sulla stessa linea sono i sindacati: «Con la scelta dell’autorità portuale e la contestuale approvazione della Zes l’Abruzzo si gioca il futuro», dice Michele Lombardo segretario della Uil Abruzzo, «Scelte di questo tipo, che avranno un impatto notevole sui traffici e sull’economia della nostra regione nei prossimi decenni, sono squisitamente politiche e, quindi, parlano della capacità di visione di una classe dirigente. Il nostro auspicio è che la politica sappia scegliere per il meglio. E cioè sposare con decisione la causa del corridoio Tirreno-Adriatico». Anche il segretario della Cgil Abruzzo Carmine Ranieri richiama la classe politica alla responsabilità: «Il corridoio trasversale Tirreno Adriatico è un'occasione formidabile e straordinaria per lo sviluppo della nostra regione. Si tratta di un progetto che valorizza le aree costiere, con i nostri porti, e le arie interne che oggi hanno bisogno di stimoli allo sviluppo ed alla crescita. Perdere questa occasione a causa delle dei ritardi e dei mancati interventi delle istituzioni sarebbe un fatto grave. Per far crescere la nostra regione, per creare lavoro e sviluppo, oggi non è pensabile procedere con interventi spot, che si tratti incentivi alle imprese, incentivi all'assunzione, la costruzione di un infrastruttura. C’è invece bisogno di un progetto complessivo che leghi insieme ed in sinergia tutti gli strumenti che possono essere messi a disposizione. La Regione Abruzzo se ha ancora dei dubbi li fughi velocemente ma poi si assuma in fretta la responsabilità di prendere una decisione».