Porto canale, venerdì il summit per deviare il fiume oltre la diga

18 Aprile 2017

La Regione convoca tutti i soggetti interessati ai lavori del Masterplan: un intervento da 15 milioni di euro

PESCARA. Si entra nella seconda fase del Piano regolatore portuale. Dopo aver impegnato i fondi e progettato l'apertura della diga foranea, che avverrà al termine della stagione balneare, adesso si punta alla deviazione del porto canale, con gli interventi destinati a portare il fiume fuori dalla diga foranea. Se ne parlerà venerdì mattina nel corso di un incontro convocato dalla Regione: attorno al tavolo ci saranno tutti i soggetti interessati e cioè Provveditorato alle opere pubbliche, Autorità portuale, Genio civile, Arta, Arap, Capitaneria di porto, Comune, Provincia, rappresentanti della marineria, imprese e operatori del porto, Camera di commercio. «Sono i lavori delle opere inserite nel Masterplan, per un importo di 15 milioni di euro, e il soggetto attuatore è l'Arap», dice Enzo Del Vecchio, segretario particolare del presidente della Regione D’Alfonso annunciando l’incontro di venerdì, «una sorta di confronto a tutto campo» sul secondo step degli interventi che interesseranno il porto, dando per assodato che l’apertura della diga avverrà dopo l’estate. «Sarà un passo fondamentale», aggiunge Del Vecchio, «per la definizione completa del futuro porto».

Durante la riunione Riccardo Padovano, delegato del Comune ai problemi del porto, intende rilanciare anche il progetto che prevede lo sfoltimento delle prime tre barriere frangiflutti a nord della foce del fiume Pescara, che consentirebbe una maggiore circolazione di acqua salata sottocosta, con una riduzione dell’inquinamento. Si attende, a questo proposito, «una relazione idraulico marina al servizio delle Opere marittime, per conoscere gli effetti di un intervento di questo tipo», dice sempre Del Vecchio. «Nel caso in cui i lavori dovessero essere ritenuti di utilità, non è escluso che si potranno eseguire prima della stagione. E sarebbe una delle opere tese a salvaguardare la qualità delle acque di balneazione, oltre quelli già fatti per rimuovere gli elementi inquinanti nel fiume Pescara».

Sui progetti promossi da Padovano interviene polemicamente Simone Milillo, titolare dello Studio Geta di Pescara, società che l’anno scorso è stata incaricata di eseguire una campagna di monitoraggio delle acque di balneazione e fluviali in parallelo con l’Arta, e si è più volte confrontato con il Comune. «È evidente», dice, «che il superamento dei limiti di escherichia coli ed enterococchi nelle nostre acque è fortemente legato a ciò che accade dopo la pioggia, perché il depuratore non riesce a “lavorare” la grande massa d’acqua. Questa viene riversata in mare non trattata, sbatte sulla diga foranea e torna indietro sulla costa, verso nord.

Per Padovano», prosegue Milillo, «si dovrebbe realizzare lo sfoltimento delle prime 3 bariere flangiflutti per un miglior ricircolo dell’acqua e una barriera galleggiante lunga più di 100 m, con una spesa di circa 200.000 euro. Ma questo intervento sarà inutile, soprattutto perché non stiamo parlando di idrocarburi o oli che, essendo galleggianti, possono efficacemente essere contenuti da una barriera galleggiante. Si parla, invece, di batteri che fluttuano nell’acqua: non a caso i prelievi dei campioni di acque di mare vengono effettuati in zone con profondità di un metro».

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