Porto insabbiato, oggi i lavori Barche in mare da domenica

PESCARA. Inizieranno stamattina al porto i lavori di spostamento dei sedimenti dai fondali in modo da consentire alle imbarcazioni, che da tre giorni sono bloccate in banchina, di poter uscire in...
PESCARA. Inizieranno stamattina al porto i lavori di spostamento dei sedimenti dai fondali in modo da consentire alle imbarcazioni, che da tre giorni sono bloccate in banchina, di poter uscire in mare e quindi di poter lavorare. Domenica notte, a causa proprio dei fondali troppo bassi, alcuni pescherecci avevano avuto serie difficoltà di manovra all’uscita del porto canale e tre erano rimasti incagliati. Due poi, seppure con enormi difficoltà e riportando notevoli danni ai motori e alle eliche, erano riusciti a tornare indietro. In secca, invece, sino al primo pomeriggio di ieri, il Gemì con tre membri dell’equipaggio a bordo.
In via d’urgenza, l’amministrazione comunale, attraverso una determina, ha affidato ieri mattina i lavori alla società Inmare Srl, con sede a Termoli, per un importo complessivo di 54.900 euro. Gli interventi prevedono nel dettaglio la «manutenzione della foce fluviale per il ripristino della sicurezza dell’accesso all’infrastruttura portuale mediante escavo e gestione dei sedimenti, rimodellazione del canale”. Si conta per domenica di liberare la canaletta così da consentire, nella stessa giornata, ai pescatori di uscire in mare senza problemi. Ci vorranno poi altri due-tre giorni per rimodellare ulteriormente il canale, che dovrà essere portato a circa quattro metri di profondità. Ma per la marineria, che è su tutte le furie, non basta. «Il punto», sottolinea l’armatore Massimo Camplone, «è che non si doveva arrivare a questo. Noi già cinque-sei mesi fa avevamo detto che bisogna intervenire per evitare il blocco del porto, ma nessuno ci ha ascoltato o meglio ci sono state fatte solo promesse e questo ora è il risultato. Ossia che siamo prigionieri, che le nostre aziende sono ferme e le nostre famiglie rischiano di non mangiare. Tutto questo non è giusto. Alla fine, ci stanno costringendo ad andare via. Io ho già due barche ad Ortona e, appena potrò, trasferirò lì anche la terza. Non è più possibile andare avanti in questo modo. E’ una emergenza continua. Adesso sposteranno i sedimenti, ma il problema non si risolve e del dragaggio non si sa nulla. Noi non chiediamo nulla di straordinario, solo, ripeto, di poter lavorare».
«Di questo passo», aggiunge Lucio Di Giovanni, «prima o poi ci scappa il morto».

