Porto turistico, padiglione intitolato a Becci

Folla alla cerimonia in ricordo dell’ex presidente della Camera di Commercio scomparso a gennaio
PESCARA. Ora si chiama “Padiglione Daniele Becci”. C’è uno spazio del porto turistico che porta il nome del primo presidente della Camera di Commercio di Chieti-Pescara, stroncato da un infarto il 6 gennaio, mentre era ricoverato in ospedale e aveva da poco raggiunto il traguardo della fusione dei due enti camerali. Un obiettivo tanto sognato quanto sudato.
La cerimonia di intitolazione si è svolta ieri, nell’ambito di “Mediterranea”, edizione numero 33. Tanti amici presenti, non solo rappresentanti istituzionali ma anche cittadini che lo hanno conosciuto e apprezzato. È un’impronta forte, quella lasciata da Becci, e lo dimostrano gli interventi di chi ha voluto prendere la parola, dopo il video realizzato dai suoi dipendenti per ricordarlo. Su tutte, le parole di Alessandro, figlio Becci, in sala con la sorella Arianna e la madre Francesca. «Era un padre fantastico, mi ha trasmesso la libertà di scegliere, senza sentire mai le pressioni. Lo riempiva di orgoglio essere chiamato “presidente”, essendo molto devoto al suo lavoro. Ma soprattutto», ha aggiunto Alessandro, «era il mio papà», un uomo dal «cuore grande», e al primo posto c’era «la famiglia». Il giovane Becci pensa al suo futuro seguendo l’insegnamento del papà, e cioè «guardare sempre avanti. E lo porto nel mio cuore».
Mauro Angelucci, successore di Becci, ha parlato della «eredità importante» lasciata il 6 gennaio. «La squadra c’era ed è rimasta. Daniele non è sostituibile ma noi ci stiamo dando da fare per portare avanti il suo lavoro», ha detto ancora parlando di Becci come di «un grande amico». La «visione di insieme» del costruttore scomparso prematuramente è stata sottolineata dal presidente della Camera di commercio di Teramo Gloriano Lanciotti mentre Lorenzo Santilli, alla guida dell’ente del capoluogo di regione, ne ha ricordato il «pragmatismo». «Un monumento vivente, un pezzo di Pescara», ha detto il sindaco di Pescara Marco Alessandrini parlando del «cuore generoso di Becci, ma quel cuore lo ha tradito». Per Umberto Di Primio, sindaco di Chieti, il presidente morto 5 mesi fa «era un mediatore», e di lui saltavano all’occhio «la ruvidezza ma anche la capacità di fermarsi a trovare una soluzione, con quel sorriso strano e scanzonato. E la trovava sempre, grazie alla sua visione ampia». La fusione? «Ha testardamente pensato di doverla perseguire per attirare le idee».
Di Becci vanno esaltate «la capacità di mediare, senza mortificare, e la consapevolezza che non si gioca da soli», ha detto Luigi Di Giosaffatte che vede l’intitolazione come «un atto dovuto di Confindustria e Ance», riconoscendo al primo presidente post-fusione la capacità di essere stato «elemento di coesione istituzionale ed economica». Marco Sciarra non dimentica «la sua porta sempre aperta in Camera di commercio» e del grande amico che non c’è più ha parlato come di un «fratello maggiore dalla grande esperienza associativa» di cui colpivano i modi «scanzonati e irriverenti».
I dieci anni di esperienza camerale condivisi con Becci hanno consentito di «costruire insieme un percorso che ha portato l’ente ad aprirsi e ad essere ricollocato al centro delle istituzioni locali», ha osservato invece Carmine Salce. «Era disponibile e pronto con chi aveva bisogno, aveva la capacità di unire le associazioni» per Raffaele Fava della Confesercenti e Alfonso Ottaviano (Cia). Come dire: dimenticarlo è davvero difficile. (f.bu.)

