Positiva, finisce in Rianimazione: non fate il mio errore, vaccinatevi

10 Ottobre 2021

CITTÀ SANT’ANGELO. «Non fate il mio stesso errore, vaccinatevi». L'appello arriva da Fatime Bekteshi, 42enne di origine macedone ma impiantata a Città Sant’Angelo da oltre 10 anni, che una settimana...

CITTÀ SANT’ANGELO. «Non fate il mio stesso errore, vaccinatevi». L'appello arriva da Fatime Bekteshi, 42enne di origine macedone ma impiantata a Città Sant’Angelo da oltre 10 anni, che una settimana fa è uscita dall’ospedale di Pescara dopo 47 giorni di ricovero, molti dei quali in rianimazione, che sono serviti per battere il coronavirus.
La sua storia è stata resa pubblica dal medico, nonché assessore comunale Maurizio Valloreo, che durante questo mese e mezzo l’ha seguita passo passo, anche nel momento più buio, quando la situazione appariva disperata. La donna aveva rifiutato il vaccino lo scorso 21 luglio «perché avevo paura di una trombosi», spiega. Pochi giorni dopo era partita per la Macedonia insieme alla figlia Selemi Vlera, 18 anni. I primi di agosto entrambe hanno accusato i sintomi del Covid, anche se i tamponi rapidi cui si sono sottoposte sono risultati negativi. Nonostante questo però, al rientro in Italia, il 12 agosto, le condizioni della donna erano peggiorate, tanto da rendere necessario il trasporto al pronto soccorso, dove gli accertamenti del caso hanno accertato la sua positività. Stessa diagnosi è arrivata anche per la figlia, pure lei non vaccinata, «non per scelta ma perché non avevo fatto in tempo», tiene a precisare la ragazza. Che poi aggiunge: «Nonostante che mi sia stata riscontrata un’alta carica virale, mia cugina vaccinata che ha dormito in quei giorni con me non è stata contagiata».
Nel frattempo le condizioni della donna peggiorano, rapidamente passa dal reparto Covid alla terapia intensiva per poi finire in rianimazione, intubata. «Non ricordo nulla», dice Fatime, con gli occhi resi lucidi dalla commozione. «Tutto quello che so è che il Covid è una malattia molto brutta. Lo dico io che ho avuto altre patologie, anche importanti. Questa però le batte tutte. Quello che so è che stavo per morire: durante quei pochi momenti di lucidità che ho avuto, ho pensato che non sarei mai tornata a casa. Anche per questo, quando martedì, dopo un mese e mezzo sono rientrata nella mia abitazione, mi sono venute le lacrime. Il Covid non provoca solo una sofferenza fisica, ma anche psicologica. Essere intubata è stata una condizione che non auguro a nessuno: ero nervosa e spaventata e quando vedevo medici e infermieri avvicinarsi pensavo che mi volessero fare del male e non del bene. Oggi invece mi sento solo di ringraziarli, perché credo che abbiano fatto più di quello che avrebbero dovuto per salvarmi la vita. Così come ringrazio il mio medico curante, il dottor Valloreo, che in queste settimane mi ha seguito ed è stato vicino a mia figlia e alla mia famiglia». Oggi Fatime vive ancora attaccata al respiratore, anche se si augura di potersene liberare quanto prima. La convalescenza richiede ancora del tempo, ma il peggio appare ormai alle spalle.
Difficile, però dimenticare la paura di quei giorni, e anche per questo, appena tornata a casa, Fatime ha chiesto di essere vaccinata: «Chi dice che il Covid non esiste evidentemente non l’ha vissuto. Io purtroppo ci sono passata e posso dire quanto brutta sia stata quest'esperienza. Avevo un’idea che si è rivelata sbagliata. Voglio vaccinarmi, lo farò non appena sarà possibile».
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