«Potenziate le centraline per combattere lo smog»

5 Marzo 2017

Il ricercatore Di Carlo propone una serie di misure contro l’emergenza polveri «Interventi immediati consentirebbero di ridurre rischi per la salute umana»

PESCARA. «Come si può fare un passo in avanti nella lotta all’inquinamento atmosferico? Si può agire in due direzioni: capire scientificamente perché si registrano livelli elevati di Pm10 e fare azioni di prevenzione per evitare o limitare che ciò avvenga per proteggere la nostra salute». Il suggerimento arriva da Piero Di Carlo, ricercatore di Fisica dell’atmosfera dell’università D’Annunzio. Di Carlo era già intervenuto nei giorni scorsi sull’emergenza smog, facendo delle osservazioni alle dichiarazioni rilasciate dall’assessore all’ambiente Loredana Scotolati. Adesso è tornato sull’argomento, non in maniera critica, ma offrendo delle possibili soluzione per cercare di combattere il fenomeno delle polveri sottili alte. Polveri che, fortunatamente, sono tornate in questi giorni al di sotto dei limiti, grazie al vento forte che ha spazzato via l’inquinamento.

«Per capire l'origine dei livelli elevati di Pm10 (polveri sottili, ndr)», spiega il ricercatore, «è necessario sapere se la causa è il traffico, il riscaldamento, i decolli degli aerei, le industrie o polveri provenienti dal mare o da altre zone. Basterebbe integrare alle osservazioni attualmente in corso nelle centraline due ulteriori misure: analisi della composizione chimica del Pm10 depositato sui filtri misurati dall’Arta per identificare dal tipo di specie chimica l'origine, ossia il traffico, riscaldamento, polveri naturali, perché dall'analisi della composizione del Pm10 c'è la firma della sua natura». «Ciò permetterebbe di capire l'origine», osserva Di Carlo, «intervenire in maniera puntuale sulla causa e, in alcuni casi, non fare niente e nemmeno preoccuparsi, se si accerta che, ad esempio, la provenienza è naturale».

«Poi, oltre alle misure medie giornaliere», aggiunge, «sarebbe necessario misurare il Pm10 ogni minuto, così si avrebbe un dato in tempo reale e non medio sulle 24 ore. In questo modo se si accerta che durante la giornata i valori massimi si registrano durante le ore di punta del traffico, si avrebbe la conferma che bisogna agire su quel fronte, ma se invece il picco di inquinamento avviene in ore diverse, la causa sarebbe da ricercare in altre direzioni».

«Un ulteriore passo in avanti», sostiene, «può venire dal fatto che la strumentazione di ricerca e monitoraggio è sempre meno costosa e più compatta: questo permette di installare sensori “low cost” nelle vie principali della città, monitorare l'inquinamento in tempo reale e, con app sul cellulare o segnaletica all'inizio di ogni via, allertare in tempo reale sull'aumento dei livelli di inquinanti. Un sistema del genere, permetterebbe di prendere provvedimenti immediati: consigliare la riduzione della velocità della auto fintanto che non scende l'inquinamento, consigliare via alternative per alleggerire il carico di emissioni dannose in quella via o, in casi estremi, chiudere al traffico temporaneamente la sola via interessata dal problema». «Un progetto del genere», conclude, «renderebbe la città di Pescara non solo all’avanguardia, ma anche vivibile per passeggiare, andare in bici per le vie della città e si avrebbe la certezza, certificata in tempo reale e non dopo 2-3 giorni, che non si stanno rischiando malattie o la vita respirando a polmoni pieni».

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