"Poveri e affamati, ma si lamentano poco"

Ecco una delle lettere che Conrad Wilson ha inviato dall'Abruzzo. Il nipote ha ritrovato una sua foto ora vuole ricostruire la storia che c’è dietro: anzitutto scoprendo dove è stata scattata, poi ritrovando i protagonisti. Per farlo si è rivolto al sito del Centro che ha inoltrato la richiesta ai suoi lettori
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Da una lettera di Conrad Wilson (foto):
«L'ultima settimana è stata molto piena. Il viaggio giornaliero verso i paesi della valle dell'Aventino è lungo e stancante. Ci alziamo alle sei e trenta e usciamo di solito alle sette e trenta. Benché la strada per Palena sia lunga solo 60 miglia, si arrampica sulle montagne con molti tornanti e ripide salite e ci vogliono ore a percorrerla. Guido un grande Studebaker a dieci ruote che porta cinque tonnellate di materiale. Di conseguenza non è tanto veloce. Anche il carico e lo scarico delle tegole, dei mattoni e del cemento richiede un sacco di tempo.
Di solito arriviamo ai villaggi intorno all'una o più tardi. Poi scarichiamo e ci organizziamo per il nuovo carico. Quindi carichiamo il legno, che portiamo alle fornaci dove è scambiato con altro materiale da costruzione. Quando rientriamo ad Ortona è buio e siamo stanchi. (...) Le rovine dei villaggi sono incredibili. Gran masse di macerie accumulate sulla cima dei monti -- fantasmi di paesi. È quasi impossibile credere che ci siano persone che vivono tra le rovine, ma c'è ne sono -- a centinaia, vestite di stracci, molte a piedi scalzi, dall'aspetto affamato e tuttavia si lamentano poco. (...).
Questi paesi sono praticamente tagliati fuori dal resto del mondo. La gente è molto povera - lo è sempre stata, mi sa. La terra non può sostenere tanti figli. Quindi la maggior parte di loro se ne vanno in America a cercare un lavoro e mandano un po' di soldi per la famiglia in Italia. (...) Nel novembre del 1943 tutte le case e i villaggi della valle sono stati minati e distrutti dai tedeschi in ritirata per evitare che le nostre truppe potessero acquartierarsi per l'inverno. Ora, dopo due anni, solo poche case sono state ricostruire. Migliaia hanno cercato rifugio in alte parti d'Itallia e vivono in campi profughi in condizioni terribili. Quelli che sono rimasti tra le macerie vivono quasi come animali, ma sembrano desiderosi di cominciare a ricostruire".

