Precari da 20 anni, al lavoro in maglietta

14 Aprile 2016

La protesta pacifica di due dipendenti del liceo D’Ascanio: nessuna tutela dopo una vita di sacrifici

MONTESILVANO. Una maglietta bianca per manifestare, in maniera pacifica, tutta la loro frustrazione di eterni precari. Ad attuare la protesta sono Ignazio Di Sante e Teodolinda Gallo, entrambi sessantenni, che da ben 20 anni lavorano al liceo scientifico D’Ascanio di Montesilvano come precari. Un’odissea iniziata alla metà degli anni ’90 quando i due montesilvanesi, in mobilità dopo un’esperienza in un’azienda privata fallita, sono stati chiamati dalla Provincia di Pescara a sostituire il personale Ata, in qualità di assistenti amministrativi. «Quando però all’inizio del 2001 tutti i dipendenti sono passati allo Stato», spiega Di Sante, «noi, che all’epoca eravamo chiamati lsu (lavori socialmente utili, ndc), abbiamo avuto un contratto Co.co.co., con la promessa che saremmo stati stabilizzati dopo 60 mesi. Ma ciò non è mai successo». Da allora quindi, i due lavoratori, così come altre 900 persone in tutta Italia, sono rimasti letteralmente bloccati in una sorta di limbo che da 20 anni li vede precari e che non gli consente neanche di avere accesso al concorso per entrare ai ruoli, perché il loro servizio non viene riconosciuto. «Lavoriamo 36 ore a settimana come gli altri», prosegue Gallo, «ma non abbiamo tredicesima, né liquidazione, e il nostro stipendio da quel 2001 è andato diminuendo, perché ultimamente ci fanno pagare anche una parte dei contributi che dovrebbe versare il ministero». Una vita in bilico, dunque, che ha creato non poco frustrazione a Gallo e Di Sante. «Le banche non ci danno finanziamenti perché dicono che non abbiamo un lavoro ed effettivamente ogni anno, il primo settembre, per noi è una roulette russa perché non sappiamo se lavoreremo oppure no. E le assicuro che a 60 anni, voler comprare un computer al proprio figlio maggiorenne e sentirsi negare la rateizzazione, nonostante si lavori da oltre 20 anni è davvero umiliante, ti toglie la dignità». A ciò si aggiungerà anche la beffa di ricevere, una volta a riposo, una pensione di appena 200 euro. Per far sentire la loro voce, i due montesilvanesi il prossimo 15 giugno si uniranno ad altri lavoratori nelle loro stesse condizioni per bussare alla porta del Miur a Roma. A tifare per loro anche i loro colleghi e la preside del liceo Natalina Ciacio che, come evidenziano i due lavoratori, «non ci hanno mai fatto mancare il loro sostegno».

Antonella Luccitti

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