Precari di Attiva, in piazza la protesta delle mogli

Con un banchetto in pieno centro raccolgono centinaia di firme in poche ore «Abbiamo figli da crescere, restituite ai nostri mariti il diritto a un lavoro»
PESCARA. Notumque furens quid femina possit, scriveva Virgilio nell’Eneide, cioè «È noto di che cosa sia capace una donna infuriata». Se non sono ancora propriamente infuriate, certo le mogli degli ex lavoratori interinali di Attiva, l’azienda che gestisce la nettezza urbana in città, non ne possono più della situazione lavorativa dei mariti e sono scese in campo direttamente.
Già, poiché se per venerdì scorso avevano progettato di fare un po’ di baccano, con pentole e coperchi, davanti alla sede della Regione, in viale Bovio (l’iniziativa non è andata in porto per via di un difetto di comunicazione alla questura), ieri pomeriggio hanno sfidato a corrente artica che imperversava in città scendendo in campo, in piazza Sacro Cuore, per una raccolta di firme volta a sensibilizzare l’opinione pubblica. Con un piccolo tavolino improvvisato, hanno dato man forte ai mariti impegnati da giorni sul fronte di piazza Italia, dove questi ultimi hanno installato delle tende per un presidio che va avanti giorno e notte, nonostante le basse temperature di questi ultimi giorni. Un'iniziativa che ha riscontrato solidarietà, visto che alcuni fornai stanno provvedendo a distribuire del pane ai manifestanti, mentre una ditta ha promesso l’arrivo di un “fungo”, che servirà a riscaldare i netturbini all’addiaccio. La vicenda riguarda una settantina di ex lavoratori interinali, i quali, dopo anni di lavoro a tempo determinato da Attiva, reclamano un posto di lavoro a tempo indeterminato. E ieri sono state decine le persone che in piazza Sacro Cuore si sono fermate davanti al piccolo tavolino per sottoscrivere l’appello, in aggiunta alle centinaia di firme già raccolte in piazza Italia nei giorni scorsi. E a fine serata, hanno fatto sapere, le firme, in totale, hanno superato le 400 unità. «Molte di noi non sono potute venire oggi», ha fatto notare Maria Franceschini, ieri presente in piazza Sacro Cuore a raccogliere firme e anche fondi di solidarietà insieme alle altre mogli, «perché dovevano rimanere con i figli», mentre Grazia Giansante ha sottolineato che la manifestazione è stata organizzata «per far raggiungere ai nostri mariti quello che è un loro diritto. Vogliamo sensibilizzare anche l’amministrazione comunale», ha poi aggiunto, «chiedendo che alle parole seguano i fatti». Sulla situazione familiare si è soffermata Maria Cristina Briga. «Mio marito ha lavorato per tre anni e ora», rileva, «il bilancio familiare è peggiorato. Abbiamo anche un figlio da crescere». Analoga la riflessione offerta da Assunta Troiani, con un marito senza lavoro, dopo otto anni in Attiva, precisa: «Noi abbiamo due figlie e ora la più piccola vuole andare all’università. Ma come glielo potremo consentire?», si chiede Troiani, che lavora part time.
Sulle tensioni, quando manca il lavoro, che si possono creare in famiglia, si sofferma invece Ilaria Bonifacio, la quale rimarca che, a volte, «il ménage familiare si increspa», mentre Franceschini punta il dito su un altro aspetto: «Perché», rilancia, «bisogna battersi per ottenere un diritto basilare?».
Fra qualche giorno, intanto, il Comune, nei quali uffici ieri, per discutere della vicenda, si sono incontrati il sindaco Marco Alessandrini e il segretario cittadino del Pd, Moreno Di Pietrantonio, invierà una lettera alla Corte dei Conti per valutare la possibilità di applicare una «soluzione conciliativa», che trasformi i contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato.
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