Precipita per 50 metri muore un ricercatore

Il pescarese Alessandro Angelucci aveva 34 anni e insegnava alla d’Annunzio Stava guidando gli studenti in una gita. I testimoni: caduto per le scarpe bagnate
PESCARA. È morto all’età di 34 anni in Turchia, una terra che da appassionato di storia bizantina amava davvero. Durante un’escursione, forse per colpa delle scarpe bagnate dopo aver attraversato un torrente, Alessandro Angelucci ha perso l’equilibrio ed è caduto in un dirupo: un volo di 40-50 metri che non gli ha lasciato scampo. È morto sul colpo il docente universitario in un master dell’università d’Annunzio. In lutto il mondo della cultura abruzzese: è morto uno storico senza tempo, amante del medioevo e della cultura moderna. Ieri, Angelucci è stato ricordato anche durante la seduta del consiglio comunale con un minuto di silenzio e gli interventi dell’assessore alla Cultura Giovanni Di Iacovo e dei consiglieri Marco Presutti del Pd ed Enrica Sabatini del M5S. A fine settimana, la salma potrebbe rientrare in Italia ma non c’è certezza.
Angelucci, originario di Lanciano e residente a Pescara in viale Kennedy, era arrivato in Turchia venerdì scorso per guidare un gruppo di studenti nel progetto Erasmus-Plus: con lui, dall’Italia, erano partiti altri 4 giovanissimi partecipanti, tre minorenni, tra cui due ragazze e un ragazzo, e un altro di 22 anni, tutti originari del Viterbese. A organizzare la loro partecipazione al progetto della ong turca Kargenc era stata l’associazione Prometeus di Viterbo: un viaggio nel distretto di Karasu della provincia di Sakarya, a 200 chilometri da Istanbul, per lanciare un messaggio contro la dipendenza dalle droghe (Cultural Heroes against Drug Addiction). Un progetto, partito il 27 maggio scorso, che avrebbe dovuto concludersi il 5 giugno prossimo. Invece, il clima di festa è stato cancellato da un tragedia imprevedibile.
L’incidente è avvenuto lunedì pomeriggio in una zona naturalistica che il gruppo stava visitando. Questo il racconto dei testimoni: «Mentre camminavamo, ho cominciato a sentire persone che urlavano. Ho pensato che ci fosse un serpente, o un animale selvatico. Invece era per la caduta di Alessandro. Era vicino a una parete di roccia, su un muretto di pietra piuttosto stretto. Aveva le scarpe ancora bagnate, perché prima avevamo attraversato un torrente. Probabilmente, è scivolato per questo, facendo un volo di 40-50 metri». Un’altra ragazza della comitiva racconta: «È successo tutto in pochi istanti: Alessandro stava bevendo da una bottiglietta d’acqua, poi ha fatto un passo ed è caduto». Una caduta fatale. In seguito, il corpo di Angelucci è stato trasferito in un ospedale di Istanbul: è stata aperta un’inchiesta e il magistrato ha disposto l’autopsia per confermare la dinamica della morte. I 4 ragazzi, che come gli altri membri del gruppo hanno ricevuto assistenza psicologica dopo l’incidente visto lo stato di shock, dovrebbero rientrare in Italia oggi, anticipando il rientro previsto per domenica.
Angelucci lascia la mamma Angela e la sorella maggiore Giovanna. Soltanto due anni fa, Alessandro aveva pianto la morte del padre.
Era uno studioso con il sogno di una carriera universitaria: il primo incarico l’aveva ottenuto al Master di primo Livello in Teoria e Pratica di Teatro e Musica nel dipartimento di Lingue e letterature straniere della sede di Pescara. Un primo passo nel mondo accademico dopo un lungo elenco di pubblicazioni e conferenze anche all’estero: aveva scritto di Carlo Martello, della politica di Bisanzio e, per la Salerno editrice, stava lavorando a un volume sui Vespri siciliani.
Si era laureato in Storia medievale all’università di Bologna e, poi, aveva conseguito il dottorato di ricerca alla Scuola Superiore di Studi Storici dell’università di San Marino con una tesi curata insieme al relatore David Abulafia dell’università di Cambridge.
La storia bizantina lo affascinava e non era la prima volta che Angelucci andava in Tuchia per motivi di studio. Il 30 aprile scorso, a Pescara, aveva partecipato anche alla conferenza «Tra oriente e occidente», organizzata da Fondazione Tiboni e Istituto nazionale di studi crociani, presieduto dal consigliere e insegnante Presutti: «Alessandro era un ragazzo con una passione straordinaria per il medioevo, la storia bizantina, il suo riferimento era Abulafia, studioso del Mediterraneo medievale», ricorda Presutti, «un ragazzo dalla vorace curiosità intellettuale, avido lettore, noto nel nostro ambiente per l’originalità di alcune sue posizioni, maturate comunque grazie a un solido metodo scientifico». Presutti, fino a ieri, non sapeva che Angelucci fosse andato in Turchia tanto che lunedì scorso, proprio nel giorno dell’incidente, gli aveva mandato un messaggio: «Fatti sentire», in vista di impegni comuni. «Un’intelligenza come la sua», dice, «avrebbe meritato un Paese più generoso verso la ricerca pura e un’università meno ingessata da rendite baronali e sistemi asfittici di reclutamento spesso opachi. Questo rammarico rende più amara l’afflizione che proviamo per la sua scomparsa. Come Istituto ci prodigheremo per onorare la sua memoria».
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