Precipita sul Gran Sasso, muore alpinista

La vittima è un ingegnere romano di 52 anni, illeso l’amico che era in cordata. Forse si è staccato un pezzo di ancoraggio
PIETRACAMELA. I numeri, impietosi e spietati, a raccontare un’altra tragedia sul Gran Sasso. La terza dall’inizio dell’anno con vittime esperte, gente con la montagna nel cuore e nella testa. Come era Davide Destriere, romano di 52 anni, ingegnere in servizio alle Poste della Capitale, sposato e padre di due figli, grande appassionato delle vette del Gran Sasso su cui saliva tutte le volte che poteva. Come aveva fatto ieri mattina quando con un amico, anch’egli romano, era partito dal rifugio Franchetti per raggiungere la via Mirka, sulla parete est del Corno Piccolo a quota 2.300 metri. In due erano in cordata quando lui, primo di cordata, al quarto tiro è volato lungo la parete. Tra le ipotesi quella di una presa di ancoraggio che potrebbe essersi improvvisamente staccata. Ma questo saranno le indagini a stabilirlo anche se poco o niente potrà aggiungere alla cronaca di un’altra giornata di dolore. Perché la gente di montagna sa che tutto può accadere da un momento all’altro.
LA SCALATA sul corno piccolo
e l’allarme del compagno
L’ingegnere romano e l’amico L.C.D.A., un 57enne impiegato, venerdì pomeriggio erano arrivati al rifugio Franchetti, sul versante teramano del Gran Sasso con l’obiettivo, l’indomani, di partire presto per la scalata sulla via Mirka, una via di quinto grado con passaggi ritenuti impegnativi per gli addetti ai lavori. Ieri mattina, all’alba, la partenza proprio perché gli alpinisti e gli scalatori sanno che in montagna bisogna avere sempre il tempo come alleato. Il primo passaggio è andato bene con i due che hanno raggiunto il punto successivo senza grosse difficoltà. A metà percorso Destriere, primo di cordata, è improvvisamente volato giù incastrandosi in una nicchia della parete sottostante. Questo, molto probabilmente, dopo aver sbattuto sulle rocce. Nella ricostruzione della dinamica non si esclude che si sia staccato un punto di ancoraggio. A chiedere aiuto, poco dopo le 13.30, è stato il compagno che ha subito chiamato il 118. L’uomo, in un primo momento, così come hanno riferito gli uomini del Soccorso alpino, pensava che l’altro fosse ferito ma vivo.
I SOCCORSI da Teramo
e L’Aquila
L'allarme è scattato immediatamente e in poco tempo la macchina dei soccorsi si è mobilitata in una disperata corsa contro il tempo anche per le non buone condizioni del meteo in quota, in particolare per le raffiche di vento Sul posto sono arrivati gli operatori del 118 in elicottero insieme ai volontari del Soccorso alpino e speleologico dell'Abruzzo, con squadre giunte sia dall'Aquila sia da Teramo, e con i carabinieri rocciatori della stazione dell’Arma di Pietracamela. A causa delle forti raffiche di vento dall’elicottero è sceso in parete un tecnico del Soccorso Alpino che ha recuperato l’alpinista illeso e lo ha portato al centro operativo allestito a Prati di Tivo dove l’uomo è stato sentito dai carabinieri per una prima ricostruzione dei fatti. Poco dopo l’elicottero è tornato in vetta e gli operatori hanno recuperato la salma dell’alpinista deceduto che è stata portata a Prati di Tivo e da qui, bordo di un mezzo delle onoranze funebri, all’obitorio dell’ospedale di Teramo dove questa mattina ci sarà l’ispezione cadaverica disposta dal sostituto procuratore di turno Davide Rosati che sull’incidente ha aperto un’inchiesta senza indagati. La ricostruzione della dinamica e i rilievi sono stati affidati ai carabinieri della stazione di Pietracamela che hanno raccolto la testimonianza del compagno di cordata che in lacrime ha raccontato quello che è successo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

