Pescara

Prendono mezzo milione di fondi europei, ma la società è fittizia: misure cautelari per tre

10 Luglio 2026

La truffa del Pnrr. Nei guai per il pescarese Valter De Lellis, il chietino Giacomo Di Felice e il marchigiano Marucci amministratori della “Easytec” di Città Sant’Angelo in liquidazione dal 2024 con 12 milioni di passivo

PESCARA. Sono tre le misure cautelari disposte dal gip Mariacarla Sacco e richieste dal pm Fabiana Rapino per una intricata vicenda finanziaria che ruotava attorno alla società “Easytec srl” con sede a Città Sant’Angelo (per la quale nel 2024 venne dichiarata l’apertura della liquidazione giudiziale dal tribunale di Pescara con un passivo di 12 milioni e 650mila euro), la cui attività prevalente, almeno sulla carta, era “fabbricazione di carrozzerie per autoveicoli e rimorchi”: società amministrata di diritto dal chietino Giacomo Di Felice e dal pescarese Valter De Lellis (difesi dall’avvocata Melania Navelli) ai quali è stato applicato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria) e di fatto dal marchigiano Nicola Marucci (assistito da Pasquale Provenzano), per il quale il giudice ha disposto l’obbligo di dimora a Città Sant’Angelo.

Una vicenda che parte dalla Procura Europea che ha iniziato a indagare per una truffa relativa alla concessione di mezzo milione di euro di fondi europei, e che chiese e ottenne una serie di sequestri per poi passare la mano alla procura di Pescara che è andata avanti a indagare, con la guardia di finanza, sui reati societari, di bancarotta fraudolenta, evasione fiscale, riciclaggio e di appropriazione indebita di due stampanti.

«Il compendio dichiarativo e documentale costituisce e sostanzia», scrive il gip Sacco, «la sussistenza di plurimi, precisi, concordanti, univoci indizi attestanti l’esistenza di una struttura societaria artificiosamente costruita e diretta dagli indagati Di Felice, Marucci, De Lellis e Alcides Yazmin Gonzales (una colombiana, ritenuta anche una prestanome, che per un periodo amministrò la società, ma che non rientra nella richiesta di misure cautelari pur essendo indagata ndr), finalizzata all’evasione fiscale, al mancato assolvimento degli obblighi tributari, al conseguimento illecito di profitti mediante l’omessa contabilizzazione e dichiarazione di ricavi, l’indebita detrazione dell’Iva, a innumerevoli distrazioni dal patrimonio societario, nonché mediante la sistematica predisposizione di bilanci falsi propedeutici all’ottenimento di corposi finanziamenti pubblici». Si parla e si documenta un impressionante giro di fatture per operazioni inesistenti dove risultano coinvolte una moltitudine di imprese; di distrazioni per milioni di euro, dove figurano peraltro ditte «operanti in campi davvero poco attinenti alla tipologia di attività della Easytec»: addirittura si parla di operazioni inesistenti «come la cessione da parte della Easytec di piatti in ceramica».

A finire nel mirino degli indagati, anche alcune banche di interesse nazionale che erogarono finanziamenti in base a una prospettazione dell’azienda completamente diversa da quella reale. E poi si contesta anche il riciclaggio di parte di quei fondi europei (251 mila euro a fronte dei 500 mila concessi) «utilizzati per acquistare il complesso immobiliare in Ascoli Piceno il quale veniva individuato come sede secondaria della Easytec, in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della provenienza delittuosa del denaro».

E il giudice Sacco parla senza mezzi termini del fatto che la società «sia stata utilizzata unicamente allo scopo di ottenere i finanziamenti, successivamente distratti e dissipati, a favore dei vari soggetti coinvolti, e di non aver esercitato realmente l’attività industriale di fabbricazione di carrozzerie per autoveicoli e rimorchi, limitandosi a qualche operazione commerciale di acquisto e di successiva vendita di merce».

Nella misura cautelare si evidenzia anche come dalle indagini sia «emersa chiaramente la professionalità degli indagati Di Felice, Marucci e De Lellis, nell’ottenere indebitamente fondi pubblici mediante la falsa prospettazione dell’affidabilità della Easytec, mediante bilanci che, a dispetto della reale situazione economica, hanno rappresentato agli enti erogatori di denaro pubblico un’azienda solida e in crescita. È risultato evidente la loro capacità di operare mediante documentazione contabile artatamente creata diretta ad ottenere così proventi anche per cifre elevate, con grave danno per l’intera collettività».

Durante gli interrogatori preventivi, Di Felice e De Lellis hanno fatto dichiarazioni spontanee con le quali hanno ammesso i fatti di reato contestati, mentre Marucci ha preferito avvalersi della facoltà di non rispondere.