Presi i due rapinatori della gioielleria

21 Dicembre 2014

Francavilla, i carabinieri rintracciano a Vieste i presunti autori del colpo all’Angelo d’oro di viale Nettuno

FRANCAVILLA. Non hanno fatto in tempo a uscire di galera che subito ci sono tornati. I carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Chieti, in collaborazione con la tenenza di Vieste, hanno arrestato venerdì sera i due giovani accusati della rapina del 3 dicembre scorso a Francavilla al Mare ai danni della centralissima gioielleria “L’Angelo d’oro”, in viale Nettuno. Si tratta del ventunenne di Vieste Franco Raduano, e del ventenne italo-marocchino, anche lui residente a Vieste, Hechim Hadiouich, entrambi già noti alle forze dell’ordine tanto che uno era in carcere fino a un mese prima della rapina e l’altro fino a tre mesi prima.

Compaesani e amici, Raduano lavorava in un’ortofrutta, Hadiouich era disoccupato. A inchiodarli ci sono diverse testimonianze e anche le immagini dei circuiti di videosorveglianza privati dislocati lungo il percorso di fuga dei due.

La rapina risale al 3 dicembre quando, poco dopo le 18, nella gioielleria nei pressi di piazzale Sirena, c’è solo la proprietaria. I due entrano uno alla volta, prima l’italo-marocchino e poi l’altro, fingendo di non conoscersi. Inscenano bene la parte di finti clienti fino a quando, all’improvviso, piombano addosso alla proprietaria, la portano nel retro e l’immobilizzano con del nastro adesivo. Poi si dirigono alla cassaforte dove, una volta aperta, s’impossessano di oro, gioielli, orologi e monili vari del valore di circa 40 mila euro, mai più ritrovati. Con il bottino in un sacco, escono in fretta per unirsi a un terzo uomo che li attende a bordo di un’auto chiara. E si dileguano.

Ma i carabinieri hanno ricostruito il percorso di fuga e sono arrivati all’individuazione dei due. «Ci siamo riusciti grazie alle testimonianze dei cittadini che li hanno visti uscire dalla gioielleria», ha detto il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Luciano Calabrò. «Sono stati davvero in tanti a raccontarci ciò che avevano visto e quando la collaborazione tra forze dell’ordine e cittadinanza funziona, come in questo caso, i risultati poi arrivano e anche presto», ha aggiunto il tenente Antonio Moramarco, comandante del Nucleo operativo della compagnia di Chieti. Fondamentale è stata anche la testimonianza della proprietaria, che ha saputo descrivere entrambi, soprattutto Raduano, che aveva già fatto un sopralluogo nella gioielleria una settimana prima della rapina, fingendo di voler comprare una collana. E lei non l’aveva dimenticato.

Secondo le ricostruzioni dei carabinieri, quel pomeriggio i rapinatori, una volta usciti su viale Nettuno si sono diretti, a causa del senso unico di marcia, prima sul lungomare verso Pescara e poi hanno invertito la direzione andando verso sud, lungo la Nazionale.

Ricostruito il percorso cittadino, le forze dell’ordine hanno visionato tutte le telecamere degli esercizi commerciali e hanno incrociato quanto rilevato con i risultati della propria banca dati. Una volta ottenuto elementi sufficienti, il tenente Moramarco con la sua squadra è andato a Vieste, e dopo aver monitorato per l’intera giornata di venerdì la situazione, ha individuato prima Raduano, che si trovava a casa sua, e poi l’altro che, invece, aveva passato l’intera giornata in un paese vicino, allontanandosi da Vieste fin dal mattino. Entrambi, all’arrivo dei carabinieri, hanno reagito con sorpresa: «Neanche Natale ci fate fare a casa!», ha esclamato uno dei due al momento dell’arresto.

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