Presidente commissione tributaria sotto inchiesta per corruzione

1 Maggio 2019

Tocca anche Pescara un’indagine della procura di Lecce su un presunto scambio di denaro e favori Quando era pm a Trani, Luigi Scimè avrebbe aiutato un imprenditore indagato ricevendo 75mila euro

PESCARA. L'attuale presidente della Commissione tributaria provinciale di Pescara, giudice Luigi Scimè, è indagato per corruzione.
L'inchiesta che lo ha coinvolto e che va avanti da diverso tempo, è piuttosto complessa e delicata ed è nelle mani della procura della Repubblica di Lecce. Scimè, magistrato di Trani, ora in servizio alla Corte d'appello di Salerno, nonché presidente della commissione tributaria pescarese, è indagato insieme a due suoi colleghi, Antonio Savasta e Michele Nardi, che lo scorso mese di gennaio finirono ai domiciliari (Savasta dopo l'arresto si è subito dimesso dalla magistratura). Insieme a loro, fra gli altri, sono finiti nell'inchiesta anche l'imprenditore Flavio D'Introno e il poliziotto Vincenzo Di Chiaro. Scimè è accusato di aver ricevuto da D'Introno 75mila euro in tre diverse tranche, per "accomodare" alcuni procedimenti penali che vedevano coinvolto l'imprenditore.
Savasta, Nardi e D'Introno, davanti ai pm di Lecce, nel corso di ben undici interrogatori (tra ottobre 2018 e marzo 2019), avrebbero ammesso quanto contestato dalla procura nel capo di imputazione, tirando fuori anche altri nuovi episodi, tanto che i titolari dell'inchiesta hanno chiesto un incidente probatorio proprio per cristallizzare le loro dichiarazioni che andranno così direttamente nel fascicolo processuale. Sarebbero state proprio le loro ulteriori rivelazioni a far scattare altri quattro avvisi di garanzia, fra cui quello appunto notificato a Scimè. I reati che a vario titolo vengono contestati agli indagati di questa vicenda giudiziaria (nell'ordinanza di custodia cautelare ne figuravano altri undici, otto dei quali sono stati stralciati e per loro la procura proseguirà separatamente l'attività di indagine), sono corruzione, concussione, falso, calunnia, millantato credito ed estorsione. I fascicoli finiti nel mirino della magistratura di Lecce e che riguardano Scimè, sarebbero relativi a quattro diversi procedimenti penali istruiti dalla procura di Trani (dove appunto prestava servizio Scimè), tra il 2012 e il 2016.
In un procedimento di cui il magistrato era titolare, secondo quanto sostiene l'accusa nei capi di imputazione, preparando la requisitoria con Savasta di un processo a carico di D'Introno, su esplicita richiesta del collega Nardi, avrebbe formulato una «richiesta parziale di assoluzione e di condanna per una parte dei reati per i quali i magistrati ritenevano di poter giungere a una declaratoria di prescrizione nelle successive fasi di giudizio», ottenendo in cambio 30mila euro. In un altro processo Scimè avrebbe chiesto il rinvio a giudizio per calunnia nei confronti di due accusatori di D'Introno, ottenendo in cambio, sempre stando all'accusa, 15mila euro. E poi ancora il pm indagato avrebbe chiesto l'archiviazione di due procedimenti relativi all'incendio di due ville, in cambio di 30mila euro, «sì da favorire D'Introno il quale aveva interesse a una rapida liquidazione dell'indennizzo da parte dell'assicurazione». Al momento Scimè è in servizio come giudice ordinario a Salerno e prosegue anche la sua attività quale presidente della Commissione provinciale tributaria di Pescara. La sua posizione è infatti al vaglio del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria, che sarebbe un organismo omologo al Csm, che dovrà ora richiedere alla procura di Lecce la corposa documentazione riguardante la posizione del magistrato indagato, per poter eventualmente valutare i provvedimenti da adottare nei suoi confronti.
La Commissione tributaria, lo ricordiamo, è quell'organo che esamina tutti i ricorsi in materia di controversie aventi a oggetto i tributi di ogni genere e specie, esecuzioni esattoriali, controversie che insorgono dopo la notifica agli interessati di sanzioni amministrative, tasse, cartelle dell'Agenzia delle entrate.