Preso finto imbianchino con 170 chili di droga

In un furgone col doppio fondo trovato carico di marijuana destinata a Pescara Il corriere aveva in casa altri 4 chili di sostanza. Ora si cercano gli acquirenti
PESCARA. Era un furgone come molti altri, apparentemente insospettabile perché trasportava impalcature e altro materiale edile. Il conducente, poi, era vestito da imbianchino, con una tuta da ginnastica imbrattata con macchie di vernice. Tutto lasciava pensare a un mezzo da lavoro. E invece in quel furgone, sotto al cassone, erano stati nascosti 170 chili di marijuana destinati alla piazza pescarese.
La sezione Antidroga della questura di Pescara, diretta da Nicolino Sciolè, sapeva che prima o poi quel carico sarebbe arrivato in città, e da due giorni stava tenendo d'occhio la A25, con l'intenzione di individuare il mezzo e bloccarlo prima che la merce fosse consegnata agli acquirenti.
La trappola è scattata al momento opportuno. Giovedì mattina, verso le 8.30, l’autocarro Renault Master partito da Alessandria ha raggiunto il territorio pescarese, sulla A25, in direzione Roma. Gli uomini dell'Antidroga, presenti in autostrada con quattro pattuglie, hanno intercettato il mezzo, lo hanno affiancato e stretto, anche grazie alla collaborazione di una pattuglia della polizia stradale della sottosezione di Pescara Nord, e hanno obbligato il finto imbianchino ad uscire dalla A25 al casello di Villanova. Il conducente, Majron Kapllanaj, 32 anni da compiere a maggio, nato a Valona, in Albania, residente ad Alessandria, cittadino italiano, è apparso inizialmente tranquillo. L’uomo, incensurato, non temeva nulla, in cuor suo pensava che la droga fosse al sicuro, e in effetti il furgone era pulito, almeno in apparenza. Ma la perquisizione degli uomini della Mobile, diretti da Dante Cosentino, è andata avanti a lungo e di lì a poco il mezzo sarebbe finito in officina per essere smontato. Ma la svolta c’è stata già durante un primo controllo: i poliziotti hanno individuato un pulsante, sotto al sedile lato guida, che consentiva di sollevare il cassone per accedere a una specie di doppio fondo. Lì, in quel grosso vano, gli uomini della Mobile hanno scoperto 37 involucri di marijuana, di varie dimensioni, per un peso totale che sfiora i 170 chili. A quel punto il finto imbianchino ha cominciato a preoccuparsi e la situazione è apparsa ancora più compromessa quando da Pescara è partita la segnalazione alla questura di Alessandria, per sollecitare una perquisizione a casa dell’uomo, dove c'era la moglie, anche lei albanese, anche lei disoccupata. In cucina sono stati trovati altri quattro chili di marijuana, oltre a un bilancino di precisione, per cui pressoché in contemporanea sono stati arrestati sia Kapllanaj (difeso dall’avvocato Carlo Di Mascio) che la moglie, Shiponja Ndrecaj, 39enne.
Le indagini vanno avanti, annuncia il questore Francesco Misiti, spiegando che il maxi sequestro e l'arresto di due giorni fa sono solo la prima fase di un'operazione più vasta. E il blitz, dice, è maturato nell’ambito del monitoraggio costante, da parte della polizia, degli ambienti pescaresi che vivono di traffico e smercio di droga. Da circa una settimana la polizia stava lavorando su questa pista e qualche giorno fa sono cominciati gli appostamenti a tambur battente, anche notturni. Lo stop al furgone sulla A25 ha chiuso solo il primo cerchio e in futuro, se tutto andrà per il verso giusto, l’operazione porterà ad individuare anche altri elementi criminali che si occupano di stupefacenti.
Per la Mobile non ci sono dubbi che il carico sia arrivato in Italia dall’Albania, dove viene coltivata la marijuana. E la coltivazione è gestita in maniera organizzata al punto che prolifera anche il caporalato e gli addetti ai campi vengono pagati, a volte, con poco di più di un tozzo di pane. Quanto al punto finale di arrivo, i pacchi erano diretti a Pescara e nelle zone limitrofe, dove la marijuana sarebbe stata piazzata sempre dagli albanesi e dalla filiera di spaccio a loro collegata. L’affare è saltato, con un danno non indifferente, visto che tra un passaggio e l’altro, prima di arrivare al consumatore, la droga avrebbe acquisito un valore complessivo attorno a un milione e 700mila euro.
L’affare è saltato anche per il corriere: un trasporto di questo genere gli avrebbe fruttato circa cento euro per ogni chilo di droga, dicono sempre gli uomini della sezione Antidroga che ora puntano ad intercettare i destinatari della fornitura. Potrebbero essere diversi, non solo uno, considerato che i pacchi sequestrati sono contraddistinti con delle lettere colorate. Su alcuni è impressa la lettera “C”, su altri “S” e “$”. Oggi, in carcere, l’interrogatorio del corriere.
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