Preso per i colpi di pistola alle gambe

Dietro al ferimento ci sarebbe il controllo del territorio per lo spaccio di droga. L’arrestato è stato messo ai domiciliari
PESCARA. «Conflitti per lo spaccio della droga a Rancitelli». Sarebbe stato questo il movente che l’8 novembre 2014 ha spinto Massimo Naccarella, 32 anni, a gambizzare Massimo Rendine, 41 anni, colpito da due colpi di pistola al ginocchio sinistro in via Lago di Capestrano. La svolta alle indagini è arrivata dopo mesi di intercettazioni e di testimonianze incrociate raccolte dagli uomini della Squadra Mobile di Pierfrancesco Muriana con il supporto delle indagini del sostituto commissario Mauro Sablone sfociate ieri nell’arresto ai domiciliari di Naccarella accusato di lesioni aggravate e di porto abusivo d’arma. A firmare l’ordinanza è stato il gip Mariacarla Sacco su richiesta del pm Barbara Del Bono che ha coordinato le indagini in cui figurano indagate altre 13 persone, tra cui quattro marocchini, accusati di spaccio di stupefacenti.
«Il movente? Gli interessi per lo spaccio». Ci sarebbe stato il controllo del territorio dietro la gambizzazione di Rendine, figlio di una nota famiglia di commercianti delle macchine da scrivere con un negozio ormai chiuso in via Pisa, e secondo la sua testimonianza titolare di un agenzia che si occupa di infortunistica stradale. E’ stata la vittima, proprio il giorno della gambizzazione, a raccontare agli investigatori di essersi recato quella sera in via Lago di Capestrano per incontrare un cliente e di aver sentito, mentre discuteva in modo animato, un forte dolore alla gamba. Una versione che dovrà essere confermata ma da cui hanno preso le mosse le indagini scontrandosi però con un quartiere chiuso e con il comportamento «ondivago» di Rendine, come l’ha definito il gip. La stessa vittima, com’è riassunto nell’ordinanza, ha fatto intuire chi fosse stato a sparargli ma senza fare il nome di Naccarella, l’ha riconosciuto in foto ma poi ha detto «mi sembra lui» aggiungendo anche: «Io non ve lo dico, ma se lo sapete andate ad arrestarlo così gli salvate la vita».
«Tutti lo sanno». Eppure è dalle intercettazioni che è arrivata la conferma dei sospetti degli investigatori. In un dialogo tra la vittima e un’altra persona, come riporta l’ordinanza, «Rendine afferma di essere stato informato che era stato Naccarella a ferirlo e l’interlocutore ha risposto: “Tutti lo sanno”».
«Ha sparato quello che sta a fianco a me». C’è un episodio, poi, che il gip definisce «emblematico» ed è la testimonianza di un’altra persona ascoltata dalla polizia su chi poteva essere il colpevole. Il 2 dicembre 2014 la polizia ferma una persona per controllare se avesse l’arma che aveva esploso i colpi diretti al ginocchio di Rendine perché l’uomo somigliava alla descrizione fornita del colpevole. L’uomo nega di essere stato lui ma aggiunge: «Quello che sta a fianco a me gli ha sparato» e il gip commenta che si riferiva «alla persona che abitava sul suo stesso pianerottolo». Sono state così le testimonianze e le intercettazioni incrociate a far arrivare gli investigatori al nome di Naccarella e a individuare il movente degli spari nella droga.
Il tentativo di sviare le indagini. «E’ evidente», commenta il gip, «che tutti gli interlocutori mostrino la consapevolezza che fosse stato Naccarella l’autore del ferimento di Rendine: quest’ultimo fa più volte riferimento a Naccarella quale autore del reato anche se per sviare le indagini afferma di non sapere chi fosse l’artefice della sparatoria». Tutti gli interlocutori», prosegue il gip, «si riferiscono a Naccarella quale autore della sparatoria e lo stesso Naccarella mostra un astio profondo nei confronti di Rendine tanto da assicurarsi che la droga che spacciava non fosse diretta a lui rendendo così manifesto anche il movente delle lesioni consistente in conflitti per lo spaccio di stupefacenti». Naccarella è anche accusato di porto abusivo d’armi ma la pistola usata non è stata ancora trovata.
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