Prestiti veloci: l’importo è di 30mila euro

Aumenta la somma per singole imprese. Dieci anni per restituirlo, basta l’autocertificazione
PESCARA. Salgono da 25mila a 30mila euro i prestiti veloci concessi a chi è stato colpito dalla pandemia. E per le restituzioni si passa da sei a dieci anni. Viene poi introdotta l’autocertificazione per accelerare le erogazioni da parte delle banche. Sono alcune tra le novità, in vigore da lunedì 8 giugno, per il decreto Liquidità, convertito in legge dello Stato e dunque pubblicato in Gazzetta ufficiale.
Si possono ottenere finanziamenti con garanzia pubblica fino al 25% del fatturato o dei ricavi dichiarati. La banca analizza i documenti, controlla che si sia dei buoni pagatori non segnalati alla Centrale rischi (niente assegni a vuoto, per esempio) e invia tutto ai due istituti che devono dare il via libera: il Fondo centrale di garanzia (Mcc) per i prestiti fino a 5 milioni e la Sace (Cdp-Tesoro) per somme maggiori.
Per i finanziamenti veloci, quelli con istruttoria semplificata, la durata è stata allungata da sei a dieci anni e la somma massima richiedibile è salita a 30mila euro. Il limite è fissato al 25% del proprio giro d’affari o «il doppio della spesa per salari annua del beneficiario per l’ultimo anno disponibile», il costo del lavoro. Il tasso che viene applicato è il «Rendistato con durata analoga al finanziamenti, maggiorato dello 0,20%» (è il tasso medio, pubblicato ogni primo giorno lavorativo del mese dalla Banca d’Italia, calcolato sui titoli di Stato con scadenza oltre un anno). E si allarga il perimetro al Terzo settore. Sopra i 5 milioni di finanziamento, le garanzie pubbliche sono quelle dalla Sace e non più del Fondo di garanzia. Qui si allarga la platea dei beneficiari «alle associazioni professionali e alle società tra professionisti», come gli studi legali. In più, fra le piccole medie imprese che possono chiedere i prestiti con garanzia pubblica ci sono «le imprese agricole che non abbiano ulteriori margini d’accesso alla garanzia del fondo costituito presso l’Ismea», cioè che abbiano esaurito il fondo di categoria. Sono invece escluse le società residenti nei Paradisi fiscali, ovvero «in un territorio non cooperativo ai fini fiscali». La durata dei finanziamenti garantiti da Sace resta a 76 mesi (sei anni). Resta l’obbligo per l’impresa che richiede i soldi di non distribuire dividendi o riacquistare azioni. L’impresa non deve nemmeno delocalizzare la produzione fuori dall’Italia. La garanzia della Sace viene estesa a forme di finanziamento diverse dal prestito tradizionale, come la cessione dei crediti.
Una novità attesa riguarda l’autocertificazione dei clienti che richiedono i prestiti. Bisogna essere sempre stati dei buoni pagatori, non essere segnalati per violazioni della normativa antiriciclaggio né all’antimafia, non essere stati condannati definitivamente negli ultimi cinque anni per evasione fiscale. E, naturalmente, avere compilato correttamente la richiesta. Vale per le richieste al Fondo di garanzia, quindi per i prestiti sotto gli 800mila euro, quelli garantiti dal Fondo di garanzia. Che vengono allargati alle aziende fino a 499 dipendenti e ai dipendenti degli enti pubblici. L’autocertificazione dovrebbe snellire le procedure e rendere più veloce l’erogazione dei prestiti. (r.rs.)

