Presutti, genio della medicina legato alla terra

16 Ottobre 2016

Primario e docente di Otorinolaringoiatria «L’Abruzzo non mi ha “voluto”, ma io lo amo»

PESCARA. Il tempo che scorre lentamente tra gli uliveti della tenuta di famiglia a Città Sant'Angelo. Il piacere di sorseggiare il cappuccino in centro e di passeggiare in riva all'Adriatico senza l'assillo del tempo che sembra contrarsi e correre via veloce. Gli amici di sempre e la famiglia d'origine. E poi le gite con i gruppi di colleghi giapponesi, australiani e americani alla scoperta degli angoli più belli d'Abruzzo, tra le cantine e i ristoranti tipici per assaggiare timballi e arrosticini.

E' un legame fortissimo quello che lega Livio Presutti alla sua terra d'origine: gli anni trascorsi tra Bologna, città in cui vive con la moglie Alessandra e i suoi quattro figli, e Modena, dove dirige la struttura complessa di Otorinolaringoiatria e insegna all'università, non hanno intaccato quell'amore genuino per il modo di vivere e i costumi abruzzesi, ma anzi ammette con una punta di rammarico che a Pescara si trasferirebbe anche domani mattina.

Livio Presutti, classe 1953, è il medico specialista che ha fatto scuola in tutto il mondo con le tecniche mini invasive di chirurgia endoscopica dell'orecchio al policlinico di Modena.

Le operazioni attraverso il condotto uditivo esterno, senza incisione retro auricolare, con tempi di degenza più brevi e un rapido recupero delle funzionalità, sono oggi studiate dagli Stati Uniti all'Europa e all'Australia. Oggi la sua città lo premierà con un riconoscimento alle migliori équipe mediche.

Come mai professor Presutti ha deciso di lasciare Pescara?

Dopo la maturità al liceo scientifico Da Vinci mi sono trasferito a Bologna per studiare Medicina. Ho iniziato a lavorare come medico ospedaliero all'ospedale Maggiore e poi mi hanno chiamato a dirigere la clinica universitaria di Modena. Lì ho trovato le condizioni ideali per sviluppare idee e progetti con il supporto della struttura e ho avuto la fortuna di avere collaboratori molto bravi come Daniele Marchioni, attuale direttore della clinica di Verona. Abbiamo iniziato insieme la chirurgia mini invasiva dell'orecchio che per motivi anatomici particolari non era mai stata fatta e in pochi anni siamo diventati un punto di riferimento internazionale. Oggi facciamo corsi di chirurgia in diretta con iscritti da 28 nazioni diverse: la didattica a 63 anni diventa quasi un dovere».

Ma tornerebbe a lavorare qui?

Ci ho provato tre volte a lavorare in Abruzzo, ma senza successo. La prima volta, giovanissimo, ho fatto un concorso all'ospedale di Pescara e sono stato il primo degli esclusi. La seconda volta a 29 anni sono tornato all'ospedale di Penne, ma poi sono andato via per una serie di circostanze che mi hanno impedito di lavorare a modo mio. Infine nel 2003 c'è stata la possibilità di diventare primario all'ospedale di Pescara, ma non ci sono state le condizioni e allora ho preferito andare a Modena dove mi avevano cercato più volte.

In che senso non ci sono state le condizioni?

A fronte di un forte interesse e di apprezzamenti al policlinico di Modena, a Pescara non ci sono stati segni di interesse e allora non mi sono presentato al concorso.

La sua famiglia è legata all'Abruzzo come lei?

Mia moglie Alessandra è bolognese, ma è innamorata di questa regione e in particolare di Città Sant'Angelo forse più di me. Si trasferirebbe qui anche domattina. Anche i miei quattro figli sono tutti legatissimi all'Abruzzo. Ci piace trascorrere qui le vacanze, nella casa in campagna, dove ci dilettiamo a produrre olio di oliva, e sulle spiagge di Pineto o Silvi. Abbiamo una piccola azienda e torniamo volentieri durante l'anno anche in corrispondenza dei tempi di raccolta e lavorazione delle olive.

Come riesce a coniugare la carriera medica con l'azienda agricola di famiglia?

Con tanta fatica e rimettendoci dei soldi. Ma vuole mettere il piacere di portare in Emilia l'olio di origine protetta di qualità fatto a Città Sant'Angelo? È un ulteriore segno dell'Abruzzo che portiamo con noi e diffondiamo tra gli amici e i ristoranti.

Cosa le manca di più di Pescara?

Il piacere di prendere il caffè o il cappuccino guardando il mare, fare due chiacchiere con gli amici senza dover correre da un posto all'altro, la bellezza della montagna a due passi dal mare. A Pescara c'è un clima tranquillo che ti spinge a prendere la vita serenamente, senza stress e senza frenesie, è quel modo di vivere in maniera rilassata che a Modena o a Bologna non c'è. Quando siamo qui io e mia moglie facciamo lunghi giri in moto. Ci piace ospitare gli amici americani, australiani, egiziani e giapponesi, questi ultimi vanno pazzi per il timballo, i fiadoni e gli arrosticini.

Che cosa consiglia ai giovani che si approcciano a questo lavoro?

Ai miei figli dico sempre che la loro casa è il mondo. Nel '72 quando andavo all'università il viaggio da Pescara a Bologna durava 5 ore, mentre oggi nello stesso lasso di tempo si arriva a New York. Oggi abbiamo la fortuna di avere a disposizione i voli low cost che permettono ai ragazzi di visitare l'Europa con quattro soldi, cosa che ai miei tempi non era possibile. Consiglio ai giovani di imparare le lingue, spostarsi e girare il mondo per farsi un'idea di come si vive fuori. Ma non tutti ci riescono e hanno questo entusiasmo.

Che prospettive ci sono per la carriera medica in Italia?

Abbiamo gli studenti e gli specializzandi più preparati e volenterosi rispetto alla mia generazione. Io li spingo ad andare a studiare fuori, a partecipare a congressi internazionali per confrontarsi con tutti gli ambienti anche se il rischio è che, una volta all'estero, i migliori restino lì perché qui in Italia è tutto chiuso e complicato. Ma dico sempre ai miei figli e ai miei studenti che c'è un unico criterio perché le cose funzionino: la meritocrazia. Nel mio studio ho un poster con una frase a caratteri cubitali di Mario Campanacci, grande Maestro ortopedico bolognese, in cui si ricordano i quattro punti fondamentali di questo lavoro: meritocrazia, centralità del paziente, gioco di squadra e rapporti internazionali.

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