«Primarie per il sindaco Il centrosinistra è vivo»

23 Giugno 2018

Il segretario del Pd pescarese, Di Pietrantonio: «Ripartiamo dal 17% del 4 marzo e rilanciamo la coalizione facendo votare (senza pagare) i cittadini in autunno»

PESCARA. «Una consultazione popolare per rendere protagonisti i cittadini, per consentire una partecipazione attiva e democratica alla scelta del futuro sindaco di Pescara attraverso primarie aperte e di coalizione, senza nessuno costo e da tenersi in autunno, comunque entro la fine dell’anno».
Il segretario del Partito democratico di Pescara, Moreno Di Pietrantonio, ne è convinto: a scegliere il futuro sindaco di Pescara devono essere i cittadini attraverso una consultazione aperta, con candidati scelti dalle forze di centrosinistra e dalle liste civiche, dalle forze sociali, dalle associazioni e dai cittadini comuni e, soprattutto, «senza lo scandalo dei 2 euro per poter votare il candidato». Lo intervistiamo per capire meglio cosa vuol dire questa proposta.
Segretario, se il risultato del 4 marzo ha penalizzato il Pd, le elezioni del 10 giugno hanno premiato nelle città e nei paesi le amministrazioni guidate dal centrosinistra. Pensa di poter confermare questo andamento anche il prossimo anno a Pescara?
«Il Pd in generale deve ripartire dai bisogni più immediati e quotidiani delle persone, soprattutto di quelle più in difficoltà. A Pescara dobbiamo ripartire da quel 17% delle politiche del 4 marzo preso in città e dall’esito incoraggiante delle ultime amministrative, dove è apparso con tutta evidenza che noi ci siamo, soprattutto nelle città e nei paesi dove conta molto la capacità e l’esperienza che ci ha sempre contraddistinto nell’amministrare le comunità, con i loro mille problemi quotidiani da risolvere. Noi i problemi li affrontiamo e li risolviamo, questo dobbiamo far capire ai pescaresi».
Dopo i cinque anni di giunta Alessandrini, lei crede davvero che la città possa dare una risposta positiva alle nuove proposte del Pd e del centrosinistra?
«Il Pd di Pescara insieme alla coalizione in Comune è riuscita in un’impresa quasi disperata, che ha fatto scuola a livello nazionale: salvare la città dal dissesto finanziario provocato dalla precedente amministrazione di centrodestra», sottolinea Di Pietrantonio. «Il rilancio delle infrastrutture portuali per ridare finalmente un porto alla città, dopo che la giunta di centrodestra era riuscita nella storica impresa della chiusura del porto, e dopo aver assistito inerme allo sperpero di 13 milioni di euro per l’inutile dragaggio. I lavori di bonifica del fiume, il contrasto agli scarichi abusivi, l’attivazione dei lavori del nuovo depuratore, oltre al taglio della diga foranea realizzata da una giunta di centrodestra, con altri milioni di euro gettati a mare. Per non parlare delle energie e degli investimenti fatti per incidere sull’economia del turismo, anche attraverso grandi eventi, che hanno portato la città di Pescara all’ottavo posto nella classifica del Sole 24 Ore sulle manifestazioni e il tempo libero. Tutto questo, dopo i cinque anni di buio assoluto dell’amministrazione di Luigi Albore Mascia, mi sembrano elementi concreti per chiedere ancora la fiducia dei pescaresi».
Nel centrodestra il vento è favorevole alla Lega del vicepremier Salvini, e bisogna dire che qui in Abruzzo Forza Italia ha dimostrato una vitalità inaspettata. Le “cose fatte” dal centrosinistra saranno sufficienti a contrastare il voto di opinione, presente anche alle amministrative?
«Bisogna dire che però nel voto amministrativo quello che conta è soprattutto la persona. Nel caso del centrodestra, leggendo anche il Centro, gli stessi che hanno provocato tanti danni alla nostra città dimostrando in 5 anni la loro incapacità di amministrare, sono gli stessi che pensano di ricandidarsi il prossimo anno. La Lega poi è quanto di più lontano ci possa essere dalla cultura e dalla tradizione della nostra città, nata e sviluppatasi su fondamenta antifasciste, di apertura, accoglienza e solidarietà. Una città fortemente caratterizzata da una creativa dinamicità economica e culturale».
Parliamo di persone allora: Pd e centrosinistra vogliono pensionare Alessandrini e mettere in campo un volto nuovo per le elezioni del 2019? Non rischiate di riproporre un candidato “già scelto dall’alto” come nel 2014, quando Teodoro si è accordato con D’Alfonso e Blasioli si è ritirato?
«Il Pd di Pescara è in grado di mettere in campo una larga coalizione che va dal Pd all’auspicabile ricomposizione del variegato mondo della sinistra, passando per almeno 6/7 liste civiche capaci di rappresentare ampiamente tutte le fasce sociali della città. Per quanto riguarda le persone non vogliamo pensionare nessuno e accordi e apparentamenti sono previsti in tutti i ballottaggi. Infine se il sindaco uscente vuole partecipare alle primarie con il sostegno del Pd o di una lista civica ha tutto il diritto di farlo».
Ha parlato di sei sette liste civiche... E i candidati?
«Penso a Diodati-Di Matteo, oppure ai fratelli Teodoro, ma anche a una lista Bruno-Chiavaroli, così come a Leu e agli animalisti. Potrebbe esserci la lista Bonino per l’Europa e voglio parlare anche con Maurizio Acerbo, con Rifondazione... Per i nomi mi sembra presto».
Saranno primarie combattute dunque...
«Saranno primarie necessarie per tornare alla politica che nasce dal basso, dal coinvolgimento dei cittadini, e su questo ho riscontrato un’ampia convergenza da parte di tutte le altre forze politiche della coalizione. Attraverso la consultazione popolare daremo un’opportunità democratica di partecipazione alla scelta del candidato sindaco, che ritengo fondamentale. Primarie aperte e senza gabelle da pagare per votare. E se il centrodestra seguirà l’esempio del Pd, a guadagnarne sarà solo la città di Pescara».
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